Gabriel non
riusciva a credere alle sue orecchie, era confuso, il suo sguardo sembrava
perso nei pensieri, ma in realtà non era così, la sua testa era completamente
vuota, non aveva una risposta da dare perché era stato colto davvero alla sprovvista.
Abbey pensò che il ragazzo l’avesse fraintesa e che magari avesse fatto una
proposta troppo audace di fronte ad una persona che non la conosceva e che
poteva intendere qualsiasi cosa. Come le poteva essere venuto in mente, si
disse. Cercò di rompere quell’imbarazzo che aveva fatto calare un silenzio
insopportabile. “Scusami Gabriel, scusami non so come ho potuto pensare di
chiederti una cosa del genere. Mi dispiace averti messo in difficoltà, non
dovevo osare tanto, non so come…” Abbey non riusciva a guardarlo negli occhi,
gli girò le spalle e sembrò balbettare mentre pronunciava quelle frasi di scuse
frettolosamente. Era abituata a mettere in difficoltà il proprio interlocutore,
a sua memoria non si era mai trovata in una situazione simile. Pensò che, al
contrario, aveva sempre cercato di rimanere fuori da ogni circostanza scomoda e
in quei secondi maledì sua cugina Sarah e se stessa per averle dato ascolto
poche ore prima. Avrebbe voluto mettere fuori di casa quel ragazzo e tutta
quella malaugurata giornata, andare a dormire e dimenticare tutto. Gabriel
inizialmente ascoltò la parole della donna che aveva davanti, anche se non
sapeva se fosse ancora lei o un demone si fosse impossessato del suo corpo, ma non
riuscì a capire molto. La voce gli arrivava quasi ovattata, come se fosse
chiuso in una bolla di sapone e non riuscisse a vivere la realtà, aveva la
mente annebbiata, poi però di scosse e capì la situazione. Cercò di rimediare e
fermare quella lista di scuse che stava sciorinando Abbey. “Basta Abbey, BASTA
ABBEY!” alzò il tono della voce fino quasi ad urlare perché lei al primo
richiamo non lo sentì nemmeno di striscio. La donna si fermò di colpo e si girò
verso di lui tornando a guardarlo negli occhi, lui respirò profondamente e le
si avvicinò con aria tranquilla: “Non ti ho risposto subito solo perché, bè, mi
hai letteralmente spiazzato. Stamattina stavamo per mandarci a quel paese
sperando di non rivederci più e già ritrovarmi a cena a casa tua mi sembra un
evento incredibile. Te ne esci con queste proposte che vuoi, ho pensato di
essere io il delirante e invece sei tu!” e cominciò a ridere fragorosamente.
Rise anche lei, ma solo un accenno timido. “Hai ragione questa situazione è
assurda e io non dovevo uscirmene con questa richiesta, non ci conosciamo per
niente e non vorrei che tu pensassi che io… insomma ho diciassette anni più di
te, non posso stare qui a fare la ragazzina e non vorrei che tu capissi cose
che non stanno ne in cielo ne in terra” lui si fece serio e la guardò con così
tanta profondità che pareva stesse cercando di leggerle nel pensiero.
“Non sono uno
sprovveduto, anche se ho ventuno anni non sono un ragazzino, credimi. E non
preoccuparti per quello che ho pensato, volevi semplicemente invitarmi a
passare qualche giorno fuori da qui, dal caos della città e magari conoscere un
tipo di America diversa, è questo che volevi dire, l’ho capito benissimo come
puoi vedere! Non ti salterei addosso, se è questa la paura che hai, nemmeno se
me lo chiedessi e non perché non sei una bella donna e anche molto interessante,
ma perché capisco perfettamente che abbiamo due vite del tutto differenti. Oggi
è stata una giornata fuori dall’ordinario, posso intuire che Abbey è una donna
che ha tutto ordinato dentro e fuori dalla sua testa, l’ho immaginato dal primo
momento che ti ho vista su quel marciapiede con il tuo bel tailleur blu, eri
semplicemente perfetta, come perfetta è questa casa, ma prendila con la
leggerezza che merita. Già c’è gente che sta soffrendo in quell’ospedale e non
credo che dobbiamo metterci qui a ragionare se una frase è più o meno
compromettente” Abbey si sentì piccola piccola, una donna della sua età e della
sua intelligenza prima messa in difficoltà e poi derisa per una peculiarità che
aveva sempre avuto e che probabilmente avrebbe portato fino alla tomba. Gli
occhi di quel giovane ragazzo spagnolo erano di un nero quasi sconvolgente,
limpidi e profondi, poteva leggergli tranquillamente tutto quello che gli
passava per la testa. La spontaneità delle sue parole, il coraggio che aveva
avuto con quella donna incinta, la grinta nel portare avanti il suo pensiero e
anche la rabbia quando si era rivolto a lei prima di andarsene dall’ospedale,
era un ragazzo trasparente e le aveva dato anche una bella lezione di vita. A
malincuore dovette riconoscerlo. Ma ancora non le aveva risposto e lei non
sapeva se domandarglielo di nuovo, quindi farglielo notare, oppure lasciar
perdere e far cadere così la cosa, magari avrebbe evitato una nuova figuraccia.
Ma fu Gabriel a riprendere il discorso…
...continua