domenica 12 agosto 2012

Un giorno di ordinaria magia


Ore 7.27, suona la sveglia. Immagino che vi starete chiedendo perché questo orario, la risposta è più semplice di quello che si possa immaginare e certamente non romantica, a me non piacciono i numeri pari. A proposito, ho fatto proprio bene a cambiare la suoneria, non era più sopportabile quel trillo, ogni mattina mi svegliavo con la voglia di spaccarla quella maledetta sveglia. A dire la verità un paio di volte l’ho fatto, forse più di un paio. Lo ammetto, mi sono fatta trascinare dalla rabbia e l’ho scaraventata a terra. Si, l’ho fatto e che soddisfazione signori miei. Ok, è vero, dopo sono dovuta correre al negozio a ricomprarla, spendere soldi, una volta ho fatto tardi al lavoro, un’altra ho dovuto convincere il negoziante a regalarmi le pile perché non avevo soldi in tasca, però non mi puoi svegliare con quello squillo e sperare che io non la prenda male. Oh! Alla fine per fare un favore ad entrambe ho deciso che avrei letto le istruzioni, cercandole per un’intera giornata perché quando compri un oggetto per la casa cosa fai? Ma sicuro, butti la scatola e metti le istruzioni in un cassetto qualunque e con la fretta di farlo funzionare, non le guardi proprio. Comunque, volente o nolente ho dovuto sezionare ogni cassetto, alla fine sono ricomparse fra le mie mani e le ho lette, vuoi mettere adesso svegliarsi sulle note di “Give me the simple life”? E vuoi mettere sapere nel dettaglio come si smonta e rimonta una radiosveglia? Tutti dovremmo saperlo! Tutta un’altra cosa in ogni modo, tutto un altro modo di svegliarsi, tutto sembra più dolce. Mi dico sempre, quando comincia una nuova giornata devi trovare la spinta giusta da subito, altrimenti perdi solo un sacco di tempo prezioso a cercare le energie per partire e soprattutto cominci col mandare segnali negativi al tuo fegato e lui nel corso della giornata te la farà scontare in un modo o nell’altro. Quindi bella gente è bene saltare giù dal letto con un sorriso stampato sulla bocca, spalancare gli occhi e allungare le braccia, datemi retta è un bel modo per dire al mondo, eccomi sono pronta ad affrontarti. State attenti a non inciampare nelle ciabatte o nel tappeto mentre vi stirate, a me è successo e devo ammettere che me la sono presa con parecchi santi. Credo che ogni mattina abbia un sapore diverso, ed io cerco di gustarmelo, anche perché la cosa bella è che poi te lo porti dietro tutta la giornata, soprattutto se è positivo. Certo, anche a me ogni tanto girano le scatole, Voltaire diceva che la più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore! E non era mica uno scemo lui, aveva perfettamente ragione. Non sono i pianeti che devono allinearsi, non è la fortuna che deve girare, non credo che sia neppure il fatto che hai fatto sesso la sera prima, se ti svegli la mattina con positività, dipende solo da te. La mia bisnonna, che non era una filosofa, diceva sempre che adirarsi non conviene, alla fine sei solo tu che ci rimetti, allora che te la prendi a fare? Giusto direi! Comunque c’è sempre il piano B, cioè, deve esserci sempre un piano B per non sembrare spacciate e che può dare un’altra chance, mettere un bel vestito che ti faccia sentire carina. Non è facile lo so, soprattutto perché anche se nell’armadio ci sono più vestiti che in un grande magazzino, non hai mai nulla da mettere. Lo so benissimo. Se proprio si è troppo indecise, la soluzione migliore è quella di mettere l’abbigliamento dell’ultima uscita di sabato sera, magari sembrerai un po’ eccessiva, ma almeno saprai che la tua autostima te ne sarà grata. Il momento cruciale arriva adesso però, affrontare il bagno è un rito, per ogni donna di ogni razza e religione, se si vive da sole certamente si ha un grande vantaggio, nessuno ti può rompere le scatole mentre esplichi il tuo personalissimo cerimoniale. Il mio? Sempre lo stesso da quando avevo quindici anni e scoprii che cos’era il gel contorno occhi, non è mai cambiato e non permetto a nessuno di assistere o farmi fretta. Tornando al rito: lavaggio mani, viso, collo, ascelle con il sapone di Marsiglia, i denti con dentifricio sbiancante; spalmare bene la crema idratante ad azione profonda su viso e collo massaggiando con i polpastrelli per farla assorbire bene, gel contorno occhi, gel contorno labbra (le rughe sono sempre in agguato), stendere un leggero strato di fondotinta, un po’ di fard, mascara immancabile e matita nera per dare profondità allo sguardo; i capelli sono lo snodo cruciale, ma non c’è da disperarsi, testa in giù, un po’ di olio per capelli ricci e ribelli su tutte e due le mai, struffata generale e su di scatto, una leonessa in confronto è un micino spelacchiato; l’ultima cosa da fare è massaggiare le mani con una crema mani e unghie al limone che ammorbidisce e nutre. Tempo stimato, circa 25 minuti. Ma guardatevi bene allo specchio, non vi sembrate bellissime? Non credete che se in questo preciso momento passasse per il vostro bagno Jhonny Depp, cadrebbe subito ai vostri piedi? Ma si, anche il principe William! Però non è il momento giusto per mettersi a sognare di diventare regine. Il tocco finale è dato dagli accessori che non sono affatto secondari, anzi sono la parte fondamentale del look di una donna, soprattutto dopo i trent’anni, sola, tette piccole e con la cellulite.Il telefonino, se non hai chi ti manda messaggini dolci del buon giorno, è sempre bene accenderlo dopo che si è uscite di casa, le scocciature vanno affrontate fuori dal portone. Adesso è arrivato il momento di cominciare sul serio la giornata, c’è un lavoro che aspetta, non prima del caffè però. Ho conservato una buona dose di infantilismo, la colazione la mattina me la vado a fare da mia madre, che mi aspetta alla finestra alla stessa ora tutti i giorni, conosce a memoria i miei turni, ma sa che con tutti gli impegni che ho, con l’ansia da organizzazione e con l’agenda in mano, non perdo un minuto e lei non perde occasione di chiedermi se non mi sembra ora di presentarle il mio fidanzato. Ad avercelo. L’ultima volta che ho frequentato un uomo ho dovuto pure frequentare l’analista per mesi. Non era quel che si dice un gentleman irreprensibile. Sospetto che comprerò un cane se dovessi cominciare a soffrire di solitudine. Per fortuna non mi mancano le amiche, magari pazze scatenate, ma almeno non fedifraghe. Dopo aver superato con un bel dribbling le domande scomode, possiamo anche parlare di cose serie, mia madre è una donna di grande esperienza umana, per una vita ha fatto l’assistente sociale in un centro per il recupero di minori, probabilmente ne ha viste di tutti i colori e anche oltre. Con lei posso parlare di tutto, dall’ammorbidente per la lavatrice, all’economia mondiale, andiamo un po’ meno d’accordo quando il discorso verte sui miei gusti in fatto di capelli, io taglio, lei borbotta che le acconciature per le spose vengono meglio con i capelli lunghi. L’avrà capito che sono sola come un cane? Attraversare Roma alle nove di mattina senza prendere un esaurimento nervoso è come sperare di attraversare indenne un fiume con i coccodrilli, un’impresa epica, mi chiedo se non sarebbe il caso di trovarsi una casa più vicina al posto dove lavoro. Dovrò prima sperare in un contratto che sia quantomeno decente. Per il momento faccio parte dell’enorme schiera di praticanti, però sono fiduciosa. Quando arrivo davanti alla porta dell’ospedale la prima cosa che penso è, a chi regalerò il mio sorriso migliore oggi? C’è un ragazzo nel mio reparto che probabilmente non vivrà il suo giorno migliore, ha solo sedici anni ma già la vita lo ha messo di fronte ad una durissima battaglia. La distrofia di Duchenne di cui è affetto, gli sta per paralizzare il cuore. Il professore dell’equipe di cui ho la fortuna e l’onore di far parte, praticherà un’operazione altamente rischiosa di impianto di cuore meccanico, la prima al mondo, una cosa da far venire i brividi anche all’uomo più gelido del pianeta. Quando il professore mi chiamò nel suo studio dicendomi che mi voleva in sala operatoria, credetemi non sapevo se piangere per quel ragazzo o essere lusingata per quella proposta. Faccio parte del suo entourage da pochi mesi, ma a quanto pare lui ha apprezzato il mio impegno. Amo questo lavoro e ho faticato per conquistare quella laurea, ho lavorato di giorno e studiato di notte a volte, ho rinunciato alle vacanze e a molte serate in discoteca con le amiche, tanto io detesto i luoghi chiusi e pieni di fumo. Prima di andare nello studio del prof per il briefing pre-intervento ho ancora una mezz’oretta e siccome sarà un’operazione lunga, mi faccio un giretto per il reparto a salutare i miei piccoli pazienti. Metto il naso da clown che tengo sempre dentro il camice, il cappello che tutti puntualmente vogliono rubarmi e comincio a fare la buffona cantando canzoni con questa voce stonata che mi ritrovo. Li adoro. Vederli sul lettino, con il loro pigiamino colorato, con i genitori intorno e le loro facce fintamente serene che cercano di rassicurare i propri figli, mi fa stringere il cuore. Ma loro, i bambini, si divertono tanto quando faccio i miei show e credo che non ne potrei fare a meno neppure io. In sala operatoria è durata più del previsto, quasi dodici ore di intervento, l’equipe è stata eccezionale. Anche se devo ammettere che ne sono uscita con gli occhi fuori dalle orbite e una stanchezza mai provata, ma quando ho incrociato gli sguardi di quei due genitori, ho capito che la mia condizione non era affatto la peggiore. Avrei voluto abbracciarli forte e dirgli che il loro ometto aveva lottato come un gladiatore. Ci pensa il professore a rassicurarli, io me ne vado nella sala riservata al personale medico con i miei colleghi, un caffè per tutti, ma nessuna parola, il silenzio è quasi commovente. Mi avvicino alla finestra che da sul viale alberato di via del Gianicolo. Lo so, Roma è caotica magari a volte insopportabile, ma il suo fascino è sconvolgente. Ora ho bisogno solo di chiudere gli occhi e respirare.

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