Ore
7.27, suona la sveglia. Immagino che vi starete chiedendo perché questo orario,
la risposta è più semplice di quello che si possa immaginare e certamente non
romantica, a me non piacciono i numeri pari. A proposito, ho fatto proprio bene
a cambiare la suoneria, non era più sopportabile quel trillo, ogni mattina mi
svegliavo con la voglia di spaccarla quella maledetta sveglia. A dire la verità
un paio di volte l’ho fatto, forse più di un paio. Lo ammetto, mi sono fatta
trascinare dalla rabbia e l’ho scaraventata a terra. Si, l’ho fatto e che
soddisfazione signori miei. Ok, è vero, dopo sono dovuta correre al negozio a
ricomprarla, spendere soldi, una volta ho fatto tardi al lavoro, un’altra ho
dovuto convincere il negoziante a regalarmi le pile perché non avevo soldi in
tasca, però non mi puoi svegliare con quello squillo e sperare che io non la
prenda male. Oh! Alla fine per fare un favore ad entrambe ho deciso che avrei
letto le istruzioni, cercandole per un’intera giornata perché quando compri un
oggetto per la casa cosa fai? Ma sicuro, butti la scatola e metti le istruzioni
in un cassetto qualunque e con la fretta di farlo funzionare, non le guardi
proprio. Comunque, volente o nolente ho dovuto sezionare ogni cassetto, alla
fine sono ricomparse fra le mie mani e le ho lette, vuoi mettere adesso
svegliarsi sulle note di “Give me the simple life”? E vuoi mettere sapere nel
dettaglio come si smonta e rimonta una radiosveglia? Tutti dovremmo saperlo!
Tutta un’altra cosa in ogni modo, tutto un altro modo di svegliarsi, tutto
sembra più dolce. Mi dico sempre, quando comincia una nuova giornata devi
trovare la spinta giusta da subito, altrimenti perdi solo un sacco di tempo
prezioso a cercare le energie per partire e soprattutto cominci col mandare
segnali negativi al tuo fegato e lui nel corso della giornata te la farà
scontare in un modo o nell’altro. Quindi bella gente è bene saltare giù dal
letto con un sorriso stampato sulla bocca, spalancare gli occhi e allungare le
braccia, datemi retta è un bel modo per dire al mondo, eccomi sono pronta ad
affrontarti. State attenti a non inciampare nelle ciabatte o nel tappeto mentre
vi stirate, a me è successo e devo ammettere che me la sono presa con parecchi
santi. Credo
che ogni mattina abbia un sapore diverso, ed io cerco di gustarmelo, anche
perché la cosa bella è che poi te lo porti dietro tutta la giornata,
soprattutto se è positivo. Certo, anche a me ogni tanto girano le scatole,
Voltaire diceva che la più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di
essere di buon umore! E non era mica uno scemo lui, aveva perfettamente
ragione. Non sono i pianeti che devono allinearsi, non è la fortuna che deve
girare, non credo che sia neppure il fatto che hai fatto sesso la sera prima,
se ti svegli la mattina con positività, dipende solo da te. La mia bisnonna,
che non era una filosofa, diceva sempre che adirarsi non conviene, alla fine
sei solo tu che ci rimetti, allora che te la prendi a fare? Giusto direi!
Comunque c’è sempre il piano B, cioè, deve esserci sempre un piano B per non
sembrare spacciate e che può dare un’altra chance, mettere un bel vestito che
ti faccia sentire carina. Non è facile lo so, soprattutto perché anche se
nell’armadio ci sono più vestiti che in un grande magazzino, non hai mai nulla
da mettere. Lo so benissimo. Se proprio si è troppo indecise, la soluzione
migliore è quella di mettere l’abbigliamento dell’ultima uscita di sabato sera,
magari sembrerai un po’ eccessiva, ma almeno saprai che la tua autostima te ne
sarà grata. Il momento cruciale arriva adesso però, affrontare il bagno è un
rito, per ogni donna di ogni razza e religione, se si vive da sole certamente
si ha un grande vantaggio, nessuno ti può rompere le scatole mentre esplichi il
tuo personalissimo cerimoniale. Il mio? Sempre lo stesso da quando avevo
quindici anni e scoprii che cos’era il gel contorno occhi, non è mai cambiato e
non permetto a nessuno di assistere o farmi fretta. Tornando al rito: lavaggio
mani, viso, collo, ascelle con il sapone di Marsiglia, i denti con dentifricio sbiancante;
spalmare bene la crema idratante ad azione profonda su viso e collo
massaggiando con i polpastrelli per farla assorbire bene, gel contorno occhi,
gel contorno labbra (le rughe sono sempre in agguato), stendere un leggero
strato di fondotinta, un po’ di fard, mascara immancabile e matita nera per
dare profondità allo sguardo; i capelli sono lo snodo cruciale, ma non c’è da
disperarsi, testa in giù, un po’ di olio per capelli ricci e ribelli su tutte e
due le mai, struffata generale e su di scatto, una leonessa in confronto è un
micino spelacchiato; l’ultima cosa da fare è massaggiare le mani con una crema
mani e unghie al limone che ammorbidisce e nutre. Tempo stimato, circa 25
minuti. Ma guardatevi bene allo specchio, non vi sembrate bellissime? Non
credete che se in questo preciso momento passasse per il vostro bagno Jhonny
Depp, cadrebbe subito ai vostri piedi? Ma si, anche il principe William! Però
non è il momento giusto per mettersi a sognare di diventare regine. Il tocco
finale è dato dagli accessori che non sono affatto secondari, anzi sono la
parte fondamentale del look di una donna, soprattutto dopo i trent’anni, sola,
tette piccole e con la cellulite.Il
telefonino, se non hai chi ti manda messaggini dolci del buon giorno, è sempre
bene accenderlo dopo che si è uscite di casa, le scocciature vanno affrontate
fuori dal portone. Adesso è arrivato il momento di cominciare sul serio la
giornata, c’è un lavoro che aspetta, non prima del caffè però. Ho conservato
una buona dose di infantilismo, la colazione la mattina me la vado a fare da
mia madre, che mi aspetta alla finestra alla stessa ora tutti i giorni, conosce
a memoria i miei turni, ma sa che con tutti gli impegni che ho, con l’ansia da
organizzazione e con l’agenda in mano, non perdo un minuto e lei non perde
occasione di chiedermi se non mi sembra ora di presentarle il mio fidanzato. Ad
avercelo. L’ultima volta che ho frequentato un uomo ho dovuto pure frequentare
l’analista per mesi. Non era quel che si dice un gentleman irreprensibile.
Sospetto che comprerò un cane se dovessi cominciare a soffrire di solitudine.
Per fortuna non mi mancano le amiche, magari pazze scatenate, ma almeno non
fedifraghe. Dopo aver superato con un bel dribbling le domande scomode,
possiamo anche parlare di cose serie, mia madre è una donna di grande
esperienza umana, per una vita ha fatto l’assistente sociale in un centro per
il recupero di minori, probabilmente ne ha viste di tutti i colori e anche
oltre. Con lei posso parlare di tutto, dall’ammorbidente per la lavatrice,
all’economia mondiale, andiamo un po’ meno d’accordo quando il discorso verte
sui miei gusti in fatto di capelli, io taglio, lei borbotta che le acconciature
per le spose vengono meglio con i capelli lunghi. L’avrà capito che sono sola
come un cane? Attraversare
Roma alle nove di mattina senza prendere un esaurimento nervoso è come sperare
di attraversare indenne un fiume con i coccodrilli, un’impresa epica, mi chiedo
se non sarebbe il caso di trovarsi una casa più vicina al posto dove lavoro.
Dovrò prima sperare in un contratto che sia quantomeno decente. Per il momento
faccio parte dell’enorme schiera di praticanti, però sono fiduciosa. Quando
arrivo davanti alla porta dell’ospedale la prima cosa che penso è, a chi
regalerò il mio sorriso migliore oggi? C’è un ragazzo nel mio reparto che
probabilmente non vivrà il suo giorno migliore, ha solo sedici anni ma già la
vita lo ha messo di fronte ad una durissima battaglia. La distrofia di Duchenne
di cui è affetto, gli sta per paralizzare il cuore. Il professore dell’equipe
di cui ho la fortuna e l’onore di far parte, praticherà un’operazione altamente
rischiosa di impianto di cuore meccanico, la prima al mondo, una cosa da far
venire i brividi anche all’uomo più gelido del pianeta. Quando il professore mi
chiamò nel suo studio dicendomi che mi voleva in sala operatoria, credetemi non
sapevo se piangere per quel ragazzo o essere lusingata per quella proposta.
Faccio parte del suo entourage da pochi mesi, ma a quanto pare lui ha
apprezzato il mio impegno. Amo questo lavoro e ho faticato per conquistare
quella laurea, ho lavorato di giorno e studiato di notte a volte, ho rinunciato
alle vacanze e a molte serate in discoteca con le amiche, tanto io detesto i
luoghi chiusi e pieni di fumo. Prima di andare nello studio del prof per il
briefing pre-intervento ho ancora una mezz’oretta e siccome sarà un’operazione
lunga, mi faccio un giretto per il reparto a salutare i miei piccoli pazienti.
Metto il naso da clown che tengo sempre dentro il camice, il cappello che tutti
puntualmente vogliono rubarmi e comincio a fare la buffona cantando canzoni con
questa voce stonata che mi ritrovo. Li adoro. Vederli sul lettino, con il loro
pigiamino colorato, con i genitori intorno e le loro facce fintamente serene
che cercano di rassicurare i propri figli, mi fa stringere il cuore. Ma loro, i
bambini, si divertono tanto quando faccio i miei show e credo che non ne potrei
fare a meno neppure io. In
sala operatoria è durata più del previsto, quasi dodici ore di intervento, l’equipe
è stata eccezionale. Anche se devo ammettere che ne sono uscita con gli occhi
fuori dalle orbite e una stanchezza mai provata, ma quando ho incrociato gli
sguardi di quei due genitori, ho capito che la mia condizione non era affatto
la peggiore. Avrei voluto abbracciarli forte e dirgli che il loro ometto aveva
lottato come un gladiatore. Ci pensa il professore a rassicurarli, io me ne
vado nella sala riservata al personale medico con i miei colleghi, un caffè per
tutti, ma nessuna parola, il silenzio è quasi commovente. Mi avvicino alla
finestra che da sul viale alberato di via del Gianicolo. Lo so, Roma è caotica
magari a volte insopportabile, ma il suo fascino è sconvolgente. Ora ho bisogno
solo di chiudere gli occhi e respirare.
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