"Avevo davanti a me uno dei killer più violenti, uno degli esecutori più
feroci di Cosa Nostra, figlio, nipote e fratello di boss mafiosi. Era
stato catturato “per sbaglio”, gli agenti di polizia erano sulle tracce
di un altro latitante, ma quel giorno furono fortunati, trovarono anche
lui. Scattarono le manette e fu subito rinchiuso ma il carcere gli era
sempre stato familiare. Quante volte c’era
stato a colloquio con suo padre e suo suocero. Io no, per mia fortuna e
direi merito, non so cosa vuol dire il carcere e soprattutto non saprei
immaginare per un mafioso, ma ero lì proprio per scoprirlo. L’avvocato,
seduta con noi al tavolo, mi aveva già anticipato che sarebbe
intervenuta solo nel caso in cui il suo assistito non avesse dovuto
rispondere a delle domande scomode, ma per il resto si sarebbe limitata
ad osservare la scena. Il mio sguardo è attento, tra una domanda e
l’altra mangiucchio il tappino della penna, come quando lui mi parla
della prigione".
Dalla storia di Luca Cardinalini.
(Per informazioni sul libro "Cosa abbiamo in Comune" contattateci tramite la pagina facebook che trovate alla sezione Pubblicazione oppure cliccando qui, o all'indirizzo E-mail: sabrina.bazzanti@gmail.com)
Nessun commento:
Posta un commento