sabato 11 agosto 2012

Faccia a faccia con la crudeltà

"Avevo davanti a me uno dei killer più violenti, uno degli esecutori più feroci di Cosa Nostra, figlio, nipote e fratello di boss mafiosi. Era stato catturato “per sbaglio”, gli agenti di polizia erano sulle tracce di un altro latitante, ma quel giorno furono fortunati, trovarono anche lui. Scattarono le manette e fu subito rinchiuso ma il carcere gli era sempre stato familiare. Quante volte c’era stato a colloquio con suo padre e suo suocero. Io no, per mia fortuna e direi merito, non so cosa vuol dire il carcere e soprattutto non saprei immaginare per un mafioso, ma ero lì proprio per scoprirlo. L’avvocato, seduta con noi al tavolo, mi aveva già anticipato che sarebbe intervenuta solo nel caso in cui il suo assistito non avesse dovuto rispondere a delle domande scomode, ma per il resto si sarebbe limitata ad osservare la scena. Il mio sguardo è attento, tra una domanda e l’altra mangiucchio il tappino della penna, come quando lui mi parla della prigione".

Dalla storia di Luca Cardinalini.





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