Manhattan. In un giorno di primavera.
La camera ampia e fresca si
affaccia direttamente sul Central Park Conservatory e allungando un po’ la
vista si può benissimo scorgere gran parte del parco più grande della città. La
vista si perde in mezzo a tutto il verde scuro delle querce. I grattaceli, alti
e imponenti, lo circondano come fossero la cornice di un quadro. Per chi è
follemente innamorato di New York, quella poteva essere davvero la vista più emozionante
che si potesse sperare di vedere la mattina appena alzati per avere la giusta
carica di vitalità. Abbey aveva visitato centinaia di appartamenti prima di
scegliere. La prima cosa su cui puntava l’attenzione era proprio la stanza da
letto, doveva essere ben illuminata, tanti vetri, grande e soprattutto con una
veduta mozzafiato. L’aveva trovata. La sveglia suona alla solita ora
nell’appartamento tra la quinta e la sessantatreesima strada. Ore sette in
punto. Nella città che non dorme mai il traffico è già all’ora di punta, ma
Abbey nella sua stanza al cinquantaseiesimo piano, non lo può sentire. Nel suo
letto a due piazze, accoccolata tra le lenzuola di raso bianco, si gira verso
la sveglia, la spegne e senza pensarci due volte, si alza. Ci vogliono pochi
minuti per prepararsi. Va in bagno giusto il tempo di lavarsi il viso e
sistemarsi i lunghi capelli castani in una coda di cavallo. Abbey è una giovane donna di trentotto anni
con un grande senso del dovere e come ogni mattina si infila tuta e scarpe da
ginnastica. Esce dalla sua stanza e si trova in un grande salone. Alla sua
sinistra per tutta la lunghezza del soggiorno tende bianche semplici ma
eleganti, coprono i vetri che offrono lo stesso panorama della camera da letto.
La sera al tramonto è il momento migliore per affacciarsi e godere degli
splendidi colori che il sole regala prima di lasciare il posto alla notte.
Abbey, infatti, a quell’ora apre le tende e lascia entrare tutta la luce. Come davanti
allo schermo di un cinema, si gode in silenzio lo spettacolo. In mezzo alla
living room un bel divano in pelle nera forma di elle accoglie i suoi ospiti. Il
tappeto in arte Espina color grigio, le era stato regalato da sua madre, preso
per lei in Italia. Anche il pianoforte a coda dietro il divano era made in
Italy, come pure veniva dall’Europa la lampada da terra ad arco color argento.
Ma Abbey andò alla sua destra, cioè in cucina. L’angolo di quella casa che più
dava dimostrazione del gusto estetico della sua padrona. Avvolgente,
inaspettata e preziosa. Cucina giocata sul contrasto cromatico e formale. Una
scelta decisa, in cui il bianco laccato e il metallo creano giochi di luce
dall’impatto estetico ricercatissimo. Le forme morbide e avvolgenti dell’isola,
un gioiello di funzionalità e bellezza, si alternano al rigore delle linee di
scaffali e armadiature. Per una cucina ad alto tasso di perfezione e eleganza.
Esattamente come lo era Abbey. Si preparò un caffè con la moka, come le aveva
insegnato la nonna quando ancora era una bambina. Le origini italiane della
famiglia di sua madre erano profondamente radicate in lei e nel corso della sua
vita avevano assunto una connotazione importante. E subito dopo ingurgitò anche
un frullato alla banana. Freschissimo, dissetante ed
energizzante, ideale per infondere sollievo durante una giornata
particolarmente stressante e per chi fa sport. Adesso era davvero pronta per
uscire di casa. Ascensore, portone e il primo saluto della giornata come al
solito era per Mike, il portiere. Un uomo sulla sessantina che ogni mattina le
augurava buon allenamento con un sorriso quasi paterno. Appena attraversata la
quinta Abbey si trova sul marciapiede che costeggia Central Park, per entrare
nel parco procede verso sud e all’incrocio con la sessantunesima, sulla destra
trova il suo ingresso. Central Park è forse il parco più amato dagli
atleti. Il Park Drive, di 9,7km di
perimetro, è un paradiso per corridori, anche a livello amatoriale, ciclisti e
pattinatori. Quasi tutti i weekend nel parco si tiene una gara, molte delle
quali organizzate dal New York Road Runners. La maratona di New York finisce davanti al Tavern on the Green. Abbey
però non è una fanatica dell’aspetto fisico, è semplicemente una donna che ci
tiene a tenersi in forma e per questo non perdeva un giorno di allenamento.
Anche se con il suo corpo poteva tranquillamente far invidia ad una ragazza di
vent’anni. Non troppo alta, taglia quarantadue, gambe forti e affusolate, indice
di una buona abitudine sportiva. Seno piccolo, ma ben proporzionato. Occhi
marrone scuro e capelli lunghi e castani, onde morbide che riuscivano ad ornare
gentilmente il bel viso magro dai delicati lineamenti. Sopra ogni cosa, godeva
di quel momento che riusciva a donarle l’energia per affrontare
tutta la giornata.
Continua...
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