domenica 26 agosto 2012

La sua vita sulla "Quinta" (I° par.)


Manhattan. In un giorno di primavera. 

La camera ampia e fresca si affaccia direttamente sul Central Park Conservatory e allungando un po’ la vista si può benissimo scorgere gran parte del parco più grande della città. La vista si perde in mezzo a tutto il verde scuro delle querce. I grattaceli, alti e imponenti, lo circondano come fossero la cornice di un quadro. Per chi è follemente innamorato di New York, quella poteva essere davvero la vista più emozionante che si potesse sperare di vedere la mattina appena alzati per avere la giusta carica di vitalità. Abbey aveva visitato centinaia di appartamenti prima di scegliere. La prima cosa su cui puntava l’attenzione era proprio la stanza da letto, doveva essere ben illuminata, tanti vetri, grande e soprattutto con una veduta mozzafiato. L’aveva trovata. La sveglia suona alla solita ora nell’appartamento tra la quinta e la sessantatreesima strada. Ore sette in punto. Nella città che non dorme mai il traffico è già all’ora di punta, ma Abbey nella sua stanza al cinquantaseiesimo piano, non lo può sentire. Nel suo letto a due piazze, accoccolata tra le lenzuola di raso bianco, si gira verso la sveglia, la spegne e senza pensarci due volte, si alza. Ci vogliono pochi minuti per prepararsi. Va in bagno giusto il tempo di lavarsi il viso e sistemarsi i lunghi capelli castani in una coda di cavallo.  Abbey è una giovane donna di trentotto anni con un grande senso del dovere e come ogni mattina si infila tuta e scarpe da ginnastica. Esce dalla sua stanza e si trova in un grande salone. Alla sua sinistra per tutta la lunghezza del soggiorno tende bianche semplici ma eleganti, coprono i vetri che offrono lo stesso panorama della camera da letto. La sera al tramonto è il momento migliore per affacciarsi e godere degli splendidi colori che il sole regala prima di lasciare il posto alla notte. Abbey, infatti, a quell’ora apre le tende e lascia entrare tutta la luce. Come davanti allo schermo di un cinema, si gode in silenzio lo spettacolo. In mezzo alla living room un bel divano in pelle nera forma di elle accoglie i suoi ospiti. Il tappeto in arte Espina color grigio, le era stato regalato da sua madre, preso per lei in Italia. Anche il pianoforte a coda dietro il divano era made in Italy, come pure veniva dall’Europa la lampada da terra ad arco color argento. Ma Abbey andò alla sua destra, cioè in cucina. L’angolo di quella casa che più dava dimostrazione del gusto estetico della sua padrona. Avvolgente, inaspettata e preziosa. Cucina giocata sul contrasto cromatico e formale. Una scelta decisa, in cui il bianco laccato e il metallo creano giochi di luce dall’impatto estetico ricercatissimo. Le forme morbide e avvolgenti dell’isola, un gioiello di funzionalità e bellezza, si alternano al rigore delle linee di scaffali e armadiature. Per una cucina ad alto tasso di perfezione e eleganza. Esattamente come lo era Abbey. Si preparò un caffè con la moka, come le aveva insegnato la nonna quando ancora era una bambina. Le origini italiane della famiglia di sua madre erano profondamente radicate in lei e nel corso della sua vita avevano assunto una connotazione importante. E subito dopo ingurgitò anche un frullato alla banana. Freschissimo, dissetante ed energizzante, ideale per infondere sollievo durante una giornata particolarmente stressante e per chi fa sport. Adesso era davvero pronta per uscire di casa. Ascensore, portone e il primo saluto della giornata come al solito era per Mike, il portiere. Un uomo sulla sessantina che ogni mattina le augurava buon allenamento con un sorriso quasi paterno. Appena attraversata la quinta Abbey si trova sul marciapiede che costeggia Central Park, per entrare nel parco procede verso sud e all’incrocio con la sessantunesima, sulla destra trova il suo ingresso. Central Park è forse il parco più amato dagli atleti. Il Park Drive, di 9,7km di perimetro, è un paradiso per corridori, anche a livello amatoriale, ciclisti e pattinatori. Quasi tutti i weekend nel parco si tiene una gara, molte delle quali organizzate dal New York Road Runners. La maratona di New York finisce davanti al Tavern on the Green. Abbey però non è una fanatica dell’aspetto fisico, è semplicemente una donna che ci tiene a tenersi in forma e per questo non perdeva un giorno di allenamento. Anche se con il suo corpo poteva tranquillamente far invidia ad una ragazza di vent’anni. Non troppo alta, taglia quarantadue, gambe forti e affusolate, indice di una buona abitudine sportiva. Seno piccolo, ma ben proporzionato. Occhi marrone scuro e capelli lunghi e castani, onde morbide che riuscivano ad ornare gentilmente il bel viso magro dai delicati lineamenti. Sopra ogni cosa, godeva di quel momento che riusciva a donarle l’energia per affrontare tutta la giornata. 

Continua...

Nessun commento:

Posta un commento