La fortuna di avere un parcheggio
privato sulla Financial District, la percepisci quando non ce l’hai e capisci
che devi diventare prestigiatore e inventartelo. Non poteva fare altro Gabriel,
se non voleva far tardi. Sapeva benissimo che ogni secondo era prezioso e che
il suo capo non avrebbe tollerato fare tardi ad un appuntamento di lavoro. Il
signor Baker era la persona più assurdamente precisa e organizzata che avesse
mai conosciuto nella sua giovane vita. A settantasette anni suonati ancora lavorava
come un ragazzo di trenta. Con grande entusiasmo portava avanti da solo la sua società.
Ogni volta che erano in auto e il signor Baker non era al telefono con qualche
cliente, poteva succedere che si confidasse con Gabriel dei suoi problemi
personali. Di solito parlava dei suoi nipoti, che non ne avevano voluto sapere
nulla di continuare la vita e il lavoro del padre, ossia suo figlio. Morto a
quarant’anni in un incidente stradale fuori città. I suoi due figli maschi si
erano tirati fuori dall’azienda di famiglia ancor prima di entrarci, ma avevano
sfruttato a pieno l’immenso impero economico messo in piedi dal nonno. Uno a
Miami, l’altro in giro per il mondo. Gabriel ogni volta che sentiva questi
racconti rabbrividiva, più per la rabbia che per l’insofferenza verso quelle
che chiamava le ingiustizie del destino. Lui a ventuno anni aveva deciso di
andarsene da Medina del Campo, entroterra spagnolo, per cercare fortuna in
America. Un diploma da perito informatico e tanta faccia tosta. Senza un
dollaro in tasca arrivò nella grande mela e riuscì ad avere un tetto sulla
testa ed un letto grazie alla gentile concessione di Isaac, un ragazzo
conosciuto su internet che condivideva con lui la passione per il Nascar (Automobilismo),
l’Indycar e il ChampCar. Isaac però poteva ospitarlo solo tre settimane prima
del ritorno del suo vero coinquilino. Gabriel era in cerca di fortuna e la
trovò in un certo senso. Una settimana dopo il suo arrivo negli States, mentre
gironzolava per la città con un frappuccino, si trovò ad assistere ad una scena
esilarante. Un anziano signore vestito elegantemente, stava discutendo
piuttosto animatamente con il suo autista, il quale dopo essersi beccato
svariati insulti dal principale per aver tamponato l’auto davanti, gli lanciò
le chiavi della macchina e se ne andò lasciandolo lì solo. Il signor Baker,
primo non sapeva guidare e secondo non sapeva compilare il modello per la
constatazione amichevole. Gabriel e la sua faccia tosta si fecero avanti. Si
presentò a quell’uomo distinto e molto raffinato, gli fece vedere che lui era
capace di fare l’una e l’altra cosa. Il signor Baker non ebbe scelta. In
macchina mentre raggiungevano l’ufficio all’angolo tra la Broadway e la Spring,
quel signore distinto continuava a fargli domande, sembrava gli stesse facendo
un colloquio. Capì che stava cercando di metterlo in difficoltà, chiedendogli
per esempio che tipo di vita si aspettasse di fare a New York. Il signor Baker
era un gran lavoratore, dodici ore al giorno quando andava bene, e odiava
profondamente i fannulloni. Gli disse che doveva presentarsi in quello stesso
ufficio l’indomani mattina alle otto in punto, se avesse tardato anche di un
solo minuto, non l’avrebbe più ricevuto. Gabriel arrivò dieci minuti prima e a
quanto pare le risposte che gli aveva dato in auto in giorno prima, avevano
fatto colpo. “Sei un ragazzo sveglio, voglio darti un motivo per rimanere in
città. Tu dammene uno per pentirmene e ti rispedisco in Spagna io personalmente!”.
Cominciò a fare l’autista personale di uno dei più influenti imprenditori
newyorchesi. Indubbiamente non era
quello che avrebbe voluto fare, ma si rese conto della grande fortuna che aveva
avuto. Si comprò una cartina dettagliata con le strade della città e cominciò a
studiarsele. Con l’aiuto di Isaac si trovò un piccolo appartamento nella zona
di Manhattan Valley, nell’Upper West Side. Un posto modesto in un quartiere
popolare, molto somigliante a quella che era la sua casa in Spagna. Si trovava
a suo agio nonostante non fosse il miglior luogo a New York e probabilmente i
turisti non sapevano nemmeno che esistesse un posto così. Nei momenti liberi,
invece, studiava il modo per migliorare la sua posizione. Non perché non
percepisse uno stipendio decente, il signor Baker era piuttosto generoso, ma perché
voleva qualcosa di più da se stesso. Quella mattina, a poco più di due mesi dal
suo arrivo in città, era alle prese con il traffico, come al solito. Nel
frattempo sognava di gustarsi la sua ora di libertà dentro uno Starbucks, sdraiandosi
su un comodo divano a leggere il New York Times e strafogandosi con caffèlatte
e plum-cake.
Continua...
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