lunedì 27 agosto 2012

La sua vita sulla "Quinta" (II° par.)


La fortuna di avere un parcheggio privato sulla Financial District, la percepisci quando non ce l’hai e capisci che devi diventare prestigiatore e inventartelo. Non poteva fare altro Gabriel, se non voleva far tardi. Sapeva benissimo che ogni secondo era prezioso e che il suo capo non avrebbe tollerato fare tardi ad un appuntamento di lavoro. Il signor Baker era la persona più assurdamente precisa e organizzata che avesse mai conosciuto nella sua giovane vita. A settantasette anni suonati ancora lavorava come un ragazzo di trenta. Con grande entusiasmo portava avanti da solo la sua società. Ogni volta che erano in auto e il signor Baker non era al telefono con qualche cliente, poteva succedere che si confidasse con Gabriel dei suoi problemi personali. Di solito parlava dei suoi nipoti, che non ne avevano voluto sapere nulla di continuare la vita e il lavoro del padre, ossia suo figlio. Morto a quarant’anni in un incidente stradale fuori città. I suoi due figli maschi si erano tirati fuori dall’azienda di famiglia ancor prima di entrarci, ma avevano sfruttato a pieno l’immenso impero economico messo in piedi dal nonno. Uno a Miami, l’altro in giro per il mondo. Gabriel ogni volta che sentiva questi racconti rabbrividiva, più per la rabbia che per l’insofferenza verso quelle che chiamava le ingiustizie del destino. Lui a ventuno anni aveva deciso di andarsene da Medina del Campo, entroterra spagnolo, per cercare fortuna in America. Un diploma da perito informatico e tanta faccia tosta. Senza un dollaro in tasca arrivò nella grande mela e riuscì ad avere un tetto sulla testa ed un letto grazie alla gentile concessione di Isaac, un ragazzo conosciuto su internet che condivideva con lui la passione per il Nascar (Automobilismo), l’Indycar e il ChampCar. Isaac però poteva ospitarlo solo tre settimane prima del ritorno del suo vero coinquilino. Gabriel era in cerca di fortuna e la trovò in un certo senso. Una settimana dopo il suo arrivo negli States, mentre gironzolava per la città con un frappuccino, si trovò ad assistere ad una scena esilarante. Un anziano signore vestito elegantemente, stava discutendo piuttosto animatamente con il suo autista, il quale dopo essersi beccato svariati insulti dal principale per aver tamponato l’auto davanti, gli lanciò le chiavi della macchina e se ne andò lasciandolo lì solo. Il signor Baker, primo non sapeva guidare e secondo non sapeva compilare il modello per la constatazione amichevole. Gabriel e la sua faccia tosta si fecero avanti. Si presentò a quell’uomo distinto e molto raffinato, gli fece vedere che lui era capace di fare l’una e l’altra cosa. Il signor Baker non ebbe scelta. In macchina mentre raggiungevano l’ufficio all’angolo tra la Broadway e la Spring, quel signore distinto continuava a fargli domande, sembrava gli stesse facendo un colloquio. Capì che stava cercando di metterlo in difficoltà, chiedendogli per esempio che tipo di vita si aspettasse di fare a New York. Il signor Baker era un gran lavoratore, dodici ore al giorno quando andava bene, e odiava profondamente i fannulloni. Gli disse che doveva presentarsi in quello stesso ufficio l’indomani mattina alle otto in punto, se avesse tardato anche di un solo minuto, non l’avrebbe più ricevuto. Gabriel arrivò dieci minuti prima e a quanto pare le risposte che gli aveva dato in auto in giorno prima, avevano fatto colpo. “Sei un ragazzo sveglio, voglio darti un motivo per rimanere in città. Tu dammene uno per pentirmene e ti rispedisco in Spagna io personalmente!”. Cominciò a fare l’autista personale di uno dei più influenti imprenditori newyorchesi.  Indubbiamente non era quello che avrebbe voluto fare, ma si rese conto della grande fortuna che aveva avuto. Si comprò una cartina dettagliata con le strade della città e cominciò a studiarsele. Con l’aiuto di Isaac si trovò un piccolo appartamento nella zona di Manhattan Valley, nell’Upper West Side. Un posto modesto in un quartiere popolare, molto somigliante a quella che era la sua casa in Spagna. Si trovava a suo agio nonostante non fosse il miglior luogo a New York e probabilmente i turisti non sapevano nemmeno che esistesse un posto così. Nei momenti liberi, invece, studiava il modo per migliorare la sua posizione. Non perché non percepisse uno stipendio decente, il signor Baker era piuttosto generoso, ma perché voleva qualcosa di più da se stesso. Quella mattina, a poco più di due mesi dal suo arrivo in città, era alle prese con il traffico, come al solito. Nel frattempo sognava di gustarsi la sua ora di libertà dentro uno Starbucks, sdraiandosi su un comodo divano a leggere il New York Times e strafogandosi con caffèlatte e plum-cake.

Continua...

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