martedì 6 novembre 2012

La sua vita sulla "Quinta" (XII° par.)



Dopo aver passato più di un’ora sdraiata sul divano, pensò bene di mettersi in cucina a cercare l’ispirazione e prepararsi qualcosa per cena. Aprì il frigorifero e non ebbe una bella sorpresa, i ripiani erano semi vuoti, c’erano soprattutto verdure, carne bianca e un ananas. Menù dietetico. Sentì salire la rabbia dai piedi su fino alla gola in pochi secondi. Non capì subito il perché, ma istintivamente chiuse lo sportello del frigo sbattendolo con forza, si voltò e vide il cesto della frutta, lo gettò in terra, subito dopo si scagliò contro i quattro sgabelli e quando ebbe finito toccò anche alla lampada di fianco al divano. Quando arrivò il momento del vaso di fiori Abbey non si rese conto del pericolo e due scaglie di vetro gli si conficcarono nel piede destro. Urlò forte, prima di rabbia e poi di dolore, avrebbe voluto distruggere tutto l'appartamento se avesse potuto. Andò in bagno a disinfettarsi e si vestì. Tornò nel grande salone e quando si trovò davanti agli occhi la confusione che aveva creato, non poteva credere che era stata lei. Nel frattempo squillò il suo cellulare, era Sarah: “Ciao Abbey, scusa il disturbo, voglio solo sapere come stai”, “Abbastanza bene, dovrò uscire a fare la spesa, non ho nulla in frigo”, “Se vuoi ti accompagno, magari ci facciamo un giro e mangiamo fuori”, “Mmmmm… va bene dai, ci vediamo davanti al Pulitzer Fountain, lato nord, fra mezz’ora!” Abbey uscì di casa alle cinque del pomeriggio con un jeans, t-shirt bianca, un cardigan e un paio di sneakers verdi. Non si era truccata, né pettinata, non come al solito almeno. Sarah fece quasi fatica a riconoscerla, non si sarebbe mai aspettata che sua cugina fosse andata in giro per il centro di Manhattan così, senza nessun tailleur firmato. Gli scappò un sorriso al pensiero e si disse che forse aveva battuto forte la testa in quell’incidente e chissà che non l’avesse migliorata. “Sarah, non andiamo nei soliti posti, portami dove vuoi, non farò obiezioni!” e dopo questa frase ne ebbe anche la conferma. Aveva pensato di portare la cugina non nel solito triangolo dello shopping, ma in un posto che forse nemmeno lei, newyorkese doc, aveva visto mai. Mezz’ora e qualche fermata della metro e le due donne furono a destinazione. Sarah si premurò di spiegare la sua scelta alla cugina che non era esattamente quello che si dice una persona entusiasta, ma non brontolava e veramente non aveva nemmeno mai stralunato gli occhi in segno di disapprovazione: "Tuttora il Greenwich Village si contraddistingue per essere il fulcro di quei movimenti culturali, artistici e sociali che contribuiscono a modificare la cultura statunitense, come il movimento omosessuale. Le più antiche librerie gay del mondo hanno sede proprio in questa zona, nella quale si trova anche quella Christopher Strest che è stata al centro dei moti di Stonewall del ventotto giugno millenovecentosessantanove. Il Parco di Washington Square è il cuore pulsante del quartiere, sebbene ve ne siano altri minori. Quello noto come The Cage è importante per essere teatro di importanti tornei cittadini di Streetball e per i suoi numerosi campi di pallacanestro e pallamano. Il Village è anche la culla di una vivace scena artistica, tuttora in fermento, e luogo in cui si concentrano diversi teatri off-Broadway. Comici e jazzisti si alternano nei locali alla moda del quartiere. Ti porto un po’ in giro, vedrai che ti piacerà scoprire questa zona". Abbey fu trascinata in giro per tutto il quartiere, e scoprì che sua cugina aveva ragione, le piaceva. Un bel concerto di musica jazz in strada, una chiacchierata con una donna molto interessante che conosceva metà della gente che viveva in quel luogo, un’altra che voleva leggerle la mano e svelarle il futuro e  la mezz’ora passata in libreria per la presentazione del libro “Rifugio gay. Cronache e leggende della cultura omosessuale”, fu davvero illuminante. Ma le capitò una cosa che non le succedeva da molto tempo e scoprì di averne incredibilmente bisogno: rise tanto, quasi fino alle lacrime. Riuscirono a ripartire dal Greenwich Village solo verso l’ora di cena, decisero di andare a Times Square, fare un bagno di folla e trovarsi un locale poco impegnativo.

Continua...

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