lunedì 19 novembre 2012

La sua vita sulla "Quinta" (XIII° par.)



Gabriel trovò che quel pomeriggio era stato davvero molto importante. Il ragazzo che era arrivato nella grande mela qualche mese prima, era partito dal suo paese con un po’ di incoscienza e con una buona dose di sfrontatezza, ma in realtà tutti i suoi buoni propositi erano rimasti tali, perché concretamente non aveva ancora fatto nulla per poter legittimare quella partenza. Si era dato da fare, infatti il lavoro con il signor Baker trovato in pochi giorni, gli stava dando la possibilità di mantenersi da solo in una città che tanti ragazzi della sua età sognavano e togliersi qualche sfizio, ma voleva continuare a fare l’autista tutta la vita? Voleva continuare a vedere il mondo con gli occhi degli altri? Per quanto poteva cullarsi sulla scusa della giovane età? Era più che deciso, l’indomani avrebbe certamente cominciato a fare qualcosa per dare una sferzata positiva e legittimare gli sforzi fatti fino a quel momento e perché no, dare ai suoi genitori un motivo per essere orgogliosi di lui. Cominciò a sentire i morsi della fame e allora pensò che avrebbe raggiunto Isaac e altri amici in quel locale che gli avevano indicato. Sarah propose alla cugina un piccolo ristorante che conosceva lei, ci sarebbero arrivate a piedi in dieci minuti. Abbey accettò e le due donne si incamminarono. Nemmeno cento metri e successe qualcosa di inaspettato, lo sguardo di Abbey incrociò in mezzo ad un mucchio di gente appostata davanti al locale, quello di un persona conosciuta. Se inizialmente fu colta da un senso di sorpresa, subito dopo sentì un po’ di imbarazzo crescere sempre di più, fino ad arrivarle in volto per colorarlo di rosso, si sentì avvampare. Anche Gabriel si sentì in imbarazzo, ma il motivo era ben diverso. Passarono dieci lunghi secondi nei quali i due si guardarono, spostarono lo sguardo e ritornavano a guardarsi, finché uno dei due prese l’iniziativa e si incamminò verso l’altro. “Salve signora Devis, sembra passato tanto tempo e invece solo poche ore. Vedo che sta bene!”
“Si, sto bene grazie, è stata una giornata pesante, ma sta per finire”
“Volevo chiederle scusa! Oggi sono stato molto impulsivo e in più di un’occasione l’ho aggredita. Rimango della stessa opinione che avevo, ma non dovevo certamente reagire così con lei, avrei dovuto rispettare la sua scelta. Mi dispiace sinceramente”
“Be’, la ringrazio per queste parole, ma non doveva preoccuparsi, avevo capito perfettamente il suo stato emotivo!”
La verità? Gabriel avrebbe voluto urlarle contro ancora una volta. Era lì a chiederle scusa e lei continuava a mantenere quell’atteggiamento da superdonna che lo infastidiva tremendamente e che lo aveva mandato fuori di testa poche ore prima in ospedale. Le intenzioni di Gabriel erano veramente buone, si era pentito di aver trattato male quella donna, non era da lui, ma in quel momento capì che probabilmente il suo carattere era troppo incompatibile con quello della signora Davis. La chiacchierata venne interrotta da Isaac che si avvicinò per avvisare Gabriel che avevano trovato un tavolo libero e che lo aspettavano dentro. Nel momento in cui i due ragazzi parlottavano tra di loro, Sarah ne approfittò per prendere per un braccio la cugina e redarguirla rispetto al suo comportamento “Abbey, ma non ti sembra di essere stata un po’ scortese? Cerca di essere più malleabile, non sei in ogni momento direttrice di banca, rilassati!” 

Continua...

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