Gabriel
trovò che quel pomeriggio era stato davvero molto importante. Il ragazzo che
era arrivato nella grande mela qualche mese prima, era partito dal suo paese
con un po’ di incoscienza e con una buona dose di sfrontatezza, ma in realtà
tutti i suoi buoni propositi erano rimasti tali, perché concretamente non aveva
ancora fatto nulla per poter legittimare quella partenza. Si era dato da fare,
infatti il lavoro con il signor Baker trovato in pochi giorni, gli stava dando
la possibilità di mantenersi da solo in una città che tanti ragazzi della sua
età sognavano e togliersi qualche sfizio, ma voleva continuare a fare l’autista
tutta la vita? Voleva continuare a vedere il mondo con gli occhi degli altri?
Per quanto poteva cullarsi sulla scusa della giovane età? Era più che deciso, l’indomani
avrebbe certamente cominciato a fare qualcosa per dare una sferzata positiva e
legittimare gli sforzi fatti fino a quel momento e perché no, dare ai suoi
genitori un motivo per essere orgogliosi di lui. Cominciò a sentire i morsi
della fame e allora pensò che avrebbe raggiunto Isaac e altri amici in quel locale
che gli avevano indicato. Sarah propose alla cugina un piccolo ristorante che
conosceva lei, ci sarebbero arrivate a piedi in dieci minuti. Abbey accettò e
le due donne si incamminarono. Nemmeno cento metri e successe qualcosa di
inaspettato, lo sguardo di Abbey incrociò in mezzo ad un mucchio di gente
appostata davanti al locale, quello di un persona conosciuta. Se inizialmente
fu colta da un senso di sorpresa, subito dopo sentì un po’ di imbarazzo crescere
sempre di più, fino ad arrivarle in volto per colorarlo di rosso, si sentì
avvampare. Anche Gabriel si sentì in imbarazzo, ma il motivo era ben diverso. Passarono
dieci lunghi secondi nei quali i due si guardarono, spostarono lo sguardo e
ritornavano a guardarsi, finché uno dei due prese l’iniziativa e si incamminò
verso l’altro. “Salve signora Devis, sembra passato tanto tempo e invece solo
poche ore. Vedo che sta bene!”
“Si,
sto bene grazie, è stata una giornata pesante, ma sta per finire”
“Volevo
chiederle scusa! Oggi sono stato molto impulsivo e in più di un’occasione l’ho
aggredita. Rimango della stessa opinione che avevo, ma non dovevo certamente
reagire così con lei, avrei dovuto rispettare la sua scelta. Mi dispiace
sinceramente”
“Be’,
la ringrazio per queste parole, ma non doveva preoccuparsi, avevo capito perfettamente
il suo stato emotivo!”
La
verità? Gabriel avrebbe voluto urlarle contro ancora una volta. Era lì a chiederle
scusa e lei continuava a mantenere quell’atteggiamento da superdonna che lo
infastidiva tremendamente e che lo aveva mandato fuori di testa poche ore prima
in ospedale. Le intenzioni di Gabriel erano veramente buone, si era pentito di
aver trattato male quella donna, non era da lui, ma in quel momento capì che
probabilmente il suo carattere era troppo incompatibile con quello della
signora Davis. La chiacchierata venne interrotta da Isaac che si avvicinò per
avvisare Gabriel che avevano trovato un tavolo libero e che lo aspettavano
dentro. Nel momento in cui i due ragazzi parlottavano tra di loro, Sarah ne
approfittò per prendere per un braccio la cugina e redarguirla rispetto al suo
comportamento “Abbey, ma non ti sembra di essere stata un po’ scortese? Cerca di
essere più malleabile, non sei in ogni momento direttrice di banca, rilassati!”
Continua...
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