giovedì 13 settembre 2012

La sua vita sulla "Quinta" (V° par.)


Ore 13. Finalmente era arrivato il momento di prendersi una pausa per il pranzo. La mattinata era passata lentamente, fra scartoffie e telefonate. Abbey si era chiusa nel suo ufficio chiedendo di non essere disturbata, avrebbe passato ore ed ore a cercare di sistemare la bagarre sopra la sua scrivania. Nel pomeriggio non ne avrebbe avuto tempo, aveva in agenda quattro appuntamenti che non poteva annullare. Uscendo dalla porta del suo ufficio sentì suonare per l’ennesima volta il telefono, ma non si voltò, continuò a dirigersi verso l’ascensore. Il suo stomaco brontolava e prima che le scoppiasse un tremendo mal di testa, doveva assolutamente ingerire qualcosa. Appena arrivata in strada cominciò a guardarsi intorno per capire dove poteva andare a mangiare. In pochi secondi le venne in mente che attraversando lo Zuccotti Park, che era grossomodo davanti alla banca, a circa trecentocinquanta metri sulla Cedar Street, avrebbe trovato O’Hara’s Resturant. Non molto elegante, ma efficiente e discreto.  A due passi dal World Trade Center, ossia da Ground Zero. Di solito non amava molto mettersi a pranzo per più di una mezz’oretta, anche perché quel pomeriggio aveva davvero molto da fare. Arrivata al ristorante si mise a sedere e ordinò dei bocconcini di pollo con verdure grigliate. Per prendere il caffè aspettò di tornare in ufficio, nella hall avevano un distributore automatico che lo faceva buonissimo. Avrebbe sorseggiato il suo caffè e magari letto il Financial Times. Si rimise in cammino. Stavolta però, invece di passare dalla Liberty Street, passo dalla Cedar. 

“Buon proseguimento di giornata signor Baker”, “Buona giornata a lei Gabriel, ci vediamo domani mattina alle otto”, “Puntuale! Mi saluti la signora Anne”. Quando lo vide scendere dall’auto, tirò un sospiro di sollievo. Non ne poteva più. Durante l’ultimo appuntamento del signor Baker, Gabriel si era mangiato un doppio cheeseburger con patatine fritte, proprio per non mettersi a fare il pranzo a casa e perdere anche solo mezz’ora di sonno. Ripartì verso casa con grande gioia. Mise la prima, si guardò a desta, a sinistra e fece per partire. Si mise nella sua corsia e si avviò verso l’incrocio che dalla Cedar lo avrebbe portato sulla Trinity. Pochi metri e il semaforo si fece rosso. Gabriel si fermò proprio a due metri dal passaggio pedonale. Una signora con il pancione ben in vista si mise in strada per cercare di attraversarla. La futura mamma con in mano la busta della spesa e nell’altra il telefonino, era già avanti con la gravidanza pensò Gabriel, il pancione era molto evidente. La sua espressione era serena e sembrava davvero che fosse felice mente parlava e rideva al telefono. Fece pochi passi e si trovò davanti alla Bentley continental nera del signor Baker, che in quel momento aveva al volante Gabriel. Dall’altra parte della carreggiata, sul lato sinistro delle strisce bianche, stava arrivando una giovane donna molto bella e con un elegante tailleur blu scuro. Anche lei si accingeva ad attraversare la strada. In pochi secondi il giovane ragazzo spagnolo si trovò a guardare due donne, due soggetti particolarmente interessanti. La prima per il bellissimo spettacolo che offriva con quella sua pancia rotonda e piena di vita. L’altra per il portamento leggiadro e la sicurezza che mostrava nella camminata, nello sguardo sicuro e fiero. Nel momento in cui distolse l’attenzione, cercò gli specchietti retrovisori per controllare la situazione. Da quando viveva a New York aveva imparato bene che la strada era il luogo meno sicuro della città e che a volte non bastavano due occhi per evitare tutti i pericoli. Guardò quello all’esterno, poi quello all’interno dell’auto e vi passo un’occhiata ancora una volta. Un’auto stava sopraggiungendo alle sue spalle e sembrava che avesse anche una certa fretta. Guardò ancora una volta, non capiva perché non rallentasse e il suo volto si fece accigliato. A quel punto tornò a considerare le due donne, la prima stava per superare la Bentley, l’altra aveva appena messo piede sull’asfalto. Tornò a scrutare l’auto dietro di lui, era davvero molto vicina e non sembrava avesse intenzione di fermarsi. Vide che era una golf cabrio rossa, alla guida doveva esserci certamente un uomo. Gabriel sobbalzò e d’istinto aprì la portiera della sua vettura per tentare di scendere ed evitare qualcosa che non riusciva nemmeno ad immaginare. Il tempo di mettere un piede a terra, lanciare un grido di allarme e quella macchina arrivò in velocità. Una frenata brusca, lo stridio dei freni, il rumore delle ruote sul catrame, urla e un colpo secco. Gabriel sentì tutto questo trambusto, ma la prima cosa che riuscì a vedere era una donna incinta distesa a terra, un’autovettura di traverso sulla carreggiata. Poteva sembrare la scena di un film e invece i suoi occhi spalancati e increduli, gli stavano dicendo che tutta quella tragedia era successa davvero.


Continua...

 (Se ti sei perso i capitoli precedenti di "La sua vita sulla Quinta" li puoi trovare qui!)

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