Prati lussureggianti, boschetti,
laghetti e sentieri sinuosi, offrono ai newyorkesi quella giusta dose di natura
di cui hanno bisogno. L’aria leggermente frizzantina e un timido sole
primaverile concedono al parco una bellezza rara. Abbey comincia con una
camminata lenta, guardandosi intorno con un sorriso che le dona un’aria serena.
Per prima cosa vuole godersi un po’ di quell’atmosfera. Respirare a pieni
polmoni e svuotare la mente. Qualche decina di metri e la marcia si fa più
veloce e la donna inizia una corsetta che durerà all’incirca un’ora. I tempi
sono ben calcolati, tutto deve andare secondo i suoi piani per non essere
costretta poi a far le cose di fretta. Appena finito il solito giro se ne torna
nel suo appartamento. Il tempo di una doccia, mettere un elegante tailleur blu
scuro di Valentino, un trucco leggero, ballerine in tinta e sono già le nove
meno un quarto. Scende di nuovo in strada e a pochi metri ritrova il suo
chiosco ambulante di fiducia. “Buongiorno signorina Davis, solita ciambella al
miele e caffèlatte?”, “Grazie Malik e buona giornata, a domani”. Il giovane
marocchino che tutte le mattine le serve la colazione, si chiede ogni volta come
mai quella bella donna uscisse di casa sempre da sola. Un cenno gentile con la
mano a Mike che già era pronto sul marciapiede per fermarle un taxi. E immediatamente
l’autista le si ferma davanti ai piedi. “Al 150 di Broadway avenue, grazie!”.
Il traffico di New York è certamente una caratteristica identificativa della
città, soprattutto per i suoi inconfondibili taxi gialli. Migliaia di auto si
muovono freneticamente ogni ora, ma in realtà non si creano quasi mai imbottigliamenti,
le strade rimangono scorrevoli. Abbey per arrivare al lavoro deve attraversare
tutto il quartiere di Manhattan, da nord a sud, dal Central park fino al
Financial District, poco lontano dal Battery Park, punta estrema della
metropoli. Durante il tragitto Abbey accende il suo telefonino, che in pochi
secondi le evidenzia tre messaggi di chiamate perse. Ha tutto il tempo per
richiamare i mittenti e prima di arrivare a destinazione telefona anche a sua
sorella. La chiama quasi tutti i giorni, è da più di quattro mesi che non si
vedono e a volte sente forte la sua mancanza. Brenda ha tre anni meno di lei, una
donna vivace ed esuberante. Da cinque anni si era trasferita con suo marito e i
tre figli nella contea di Lawrence in Alabama. Era quello il posto che avevano
scelto per acquistare uno splendido ranch perfettamente in stile americano, con
tanto di allevamento, prati e boschi. Due vite completamente diverse, due
sorelle estremamente differenti. Abbey diceva sempre a sua sorella che puzzava
di cacca di mucca, Brenda per tutta risposta le ripeteva che invece lei puzzava
di smog. “Ciao Abbey, dovevi chiamarmi questa sera, è successo qualcosa?, “No
no, non ti preoccupare, ti ho chiamato adesso perché sono in taxi e avevo
cinque minuti liberi. Volevo avvertirti che verrò da te sabato, come eravamo
d’accordo!”, “Bene, sono molto contenta. Ah, mi raccomando Abbey, non portarti
quei noiosissimi vestiti eleganti. Per prima cosa andiamo a cavallo, poi ti
farò provare il nostro nuovo kajak. I bambini saranno molto contenti di
rivederti”, “Sono contenta anch’io di rivedervi, ma non cominciare a studiare
tutti i modi per farmi pentire di questa decisione. Ci sentiamo fra un paio di
giorni per i dettagli”, “E tu non cominciare a fare la solita snob newyorkese. Un
bacio, a presto!”. Il taxi si ferma esattamente davanti alla Bank of America. Abbey
entra con un’andatura svelta e sicura di se. Un saluto ai colleghi che le
incontra nella hall, in ascensore e nel corridoio del suo piano, fino a
guadagnare la porta del suo ufficio. Tutti sanno benissimo che Abbey è una
donna di poche parole, quindi nessuno si azzarda a fermarla per fare quattro
chiacchiere, a meno che non sia lei a volerlo. Ma “Il grande capo”, come la
chiamano tutti gli impiegati e suoi subalterni, non è il tipo da perdersi in ciarle
da bar. Dirigente stimata e rispettata da tutti i dipendenti della banca e da
tutti i creditori. A volte anche temuta. La professionalità, la competenza e
grande serietà facevano di lei una perfetta candidata per il ruolo di massimo
dirigente della Bank of America di tutta New York con le sue ben dieci filiali.
Tuttavia l’autorità che esercitava e quel carattere forte che trapelava non
solo dai suoi modi, ma anche dagli occhi caldi, ma decisi, a volte diventavano
un’arma a doppio taglio. Non era facile avvicinarsi a lei senza avere un po’ di
agitazione ed era per questo che nella sua vita non aveva avuto tanti amici. Non amava
la confusione e soprattutto la gente invadente. Il massimo della vita che si
concedeva era qualche serata al cinema con un paio di amiche, un aperitivo in centro
oppure una cenetta al Bouley o allo Chanterelle, due tra i più lussuosi ristoranti
che si trovano in circolazione. Un paio di volte all’anno partiva per un
viaggio e a volte poteva succedere che sua cugina Sarah la convincesse per
miracolo ad accompagnarla a fare shopping ai grandi magazzini o magari a
mangiare in qualche fastfood. Qualcuno diceva di lei che era una persona
noiosa, ricca, ma monotona. Troppo riservata e fissata con la sua privacy. Sua madre
Mary le ripeteva che se non si apriva di più a conoscere nuove persone,
rischiava di rimanere single a vita. Altri invece le invidiavano l’estrema
eleganza e raffinatezza. Soprattutto perché era davvero una bella donna, che
aveva avuto tutto dalla vita. Quella giornata di lavoro cominciò con un bel po’ di scartoffie
sulla sua scrivania, già sapeva che non avrebbe alzato un attimo la testa fino
all’ora di pranzo. Pure il telefono cominciò a tartassarla.
Continua...
Nessun commento:
Posta un commento