domenica 2 settembre 2012

La sua vita sulla "Quinta" (III° par.)


Prati lussureggianti, boschetti, laghetti e sentieri sinuosi, offrono ai newyorkesi quella giusta dose di natura di cui hanno bisogno. L’aria leggermente frizzantina e un timido sole primaverile concedono al parco una bellezza rara. Abbey comincia con una camminata lenta, guardandosi intorno con un sorriso che le dona un’aria serena. Per prima cosa vuole godersi un po’ di quell’atmosfera. Respirare a pieni polmoni e svuotare la mente. Qualche decina di metri e la marcia si fa più veloce e la donna inizia una corsetta che durerà all’incirca un’ora. I tempi sono ben calcolati, tutto deve andare secondo i suoi piani per non essere costretta poi a far le cose di fretta. Appena finito il solito giro se ne torna nel suo appartamento. Il tempo di una doccia, mettere un elegante tailleur blu scuro di Valentino, un trucco leggero, ballerine in tinta e sono già le nove meno un quarto. Scende di nuovo in strada e a pochi metri ritrova il suo chiosco ambulante di fiducia. “Buongiorno signorina Davis, solita ciambella al miele e caffèlatte?”, “Grazie Malik e buona giornata, a domani”. Il giovane marocchino che tutte le mattine le serve la colazione, si chiede ogni volta come mai quella bella donna uscisse di casa sempre da sola. Un cenno gentile con la mano a Mike che già era pronto sul marciapiede per fermarle un taxi. E immediatamente l’autista le si ferma davanti ai piedi. “Al 150 di Broadway avenue, grazie!”. Il traffico di New York è certamente una caratteristica identificativa della città, soprattutto per i suoi inconfondibili taxi gialli. Migliaia di auto si muovono freneticamente ogni ora, ma in realtà non si creano quasi mai imbottigliamenti, le strade rimangono scorrevoli. Abbey per arrivare al lavoro deve attraversare tutto il quartiere di Manhattan, da nord a sud, dal Central park fino al Financial District, poco lontano dal Battery Park, punta estrema della metropoli. Durante il tragitto Abbey accende il suo telefonino, che in pochi secondi le evidenzia tre messaggi di chiamate perse. Ha tutto il tempo per richiamare i mittenti e prima di arrivare a destinazione telefona anche a sua sorella. La chiama quasi tutti i giorni, è da più di quattro mesi che non si vedono e a volte sente forte la sua mancanza. Brenda ha tre anni meno di lei, una donna vivace ed esuberante. Da cinque anni si era trasferita con suo marito e i tre figli nella contea di Lawrence in Alabama. Era quello il posto che avevano scelto per acquistare uno splendido ranch perfettamente in stile americano, con tanto di allevamento, prati e boschi. Due vite completamente diverse, due sorelle estremamente differenti. Abbey diceva sempre a sua sorella che puzzava di cacca di mucca, Brenda per tutta risposta le ripeteva che invece lei puzzava di smog. “Ciao Abbey, dovevi chiamarmi questa sera, è successo qualcosa?, “No no, non ti preoccupare, ti ho chiamato adesso perché sono in taxi e avevo cinque minuti liberi. Volevo avvertirti che verrò da te sabato, come eravamo d’accordo!”, “Bene, sono molto contenta. Ah, mi raccomando Abbey, non portarti quei noiosissimi vestiti eleganti. Per prima cosa andiamo a cavallo, poi ti farò provare il nostro nuovo kajak. I bambini saranno molto contenti di rivederti”, “Sono contenta anch’io di rivedervi, ma non cominciare a studiare tutti i modi per farmi pentire di questa decisione. Ci sentiamo fra un paio di giorni per i dettagli”, “E tu non cominciare a fare la solita snob newyorkese. Un bacio, a presto!”. Il taxi si ferma esattamente davanti alla Bank of America. Abbey entra con un’andatura svelta e sicura di se. Un saluto ai colleghi che le incontra nella hall, in ascensore e nel corridoio del suo piano, fino a guadagnare la porta del suo ufficio. Tutti sanno benissimo che Abbey è una donna di poche parole, quindi nessuno si azzarda a fermarla per fare quattro chiacchiere, a meno che non sia lei a volerlo. Ma “Il grande capo”, come la chiamano tutti gli impiegati e suoi subalterni, non è il tipo da perdersi in ciarle da bar. Dirigente stimata e rispettata da tutti i dipendenti della banca e da tutti i creditori. A volte anche temuta. La professionalità, la competenza e grande serietà facevano di lei una perfetta candidata per il ruolo di massimo dirigente della Bank of America di tutta New York con le sue ben dieci filiali. Tuttavia l’autorità che esercitava e quel carattere forte che trapelava non solo dai suoi modi, ma anche dagli occhi caldi, ma decisi, a volte diventavano un’arma a doppio taglio. Non era facile avvicinarsi a lei senza avere un po’ di agitazione ed era per questo che nella sua vita non aveva avuto tanti amici. Non amava la confusione e soprattutto la gente invadente. Il massimo della vita che si concedeva era qualche serata al cinema con un paio di amiche, un aperitivo in centro oppure una cenetta al Bouley o allo Chanterelle, due tra i più lussuosi ristoranti che si trovano in circolazione. Un paio di volte all’anno partiva per un viaggio e a volte poteva succedere che sua cugina Sarah la convincesse per miracolo ad accompagnarla a fare shopping ai grandi magazzini o magari a mangiare in qualche fastfood. Qualcuno diceva di lei che era una persona noiosa, ricca, ma monotona. Troppo riservata e fissata con la sua privacy. Sua madre Mary le ripeteva che se non si apriva di più a conoscere nuove persone, rischiava di rimanere single a vita. Altri invece le invidiavano l’estrema eleganza e raffinatezza. Soprattutto perché era davvero una bella donna, che aveva avuto tutto dalla vita. Quella giornata di lavoro cominciò con un bel po’ di scartoffie sulla sua scrivania, già sapeva che non avrebbe alzato un attimo la testa fino all’ora di pranzo. Pure il telefono cominciò a tartassarla.


Continua...

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