Abbey era in strada e stava per
attraversare le strisce pedonali quando vide arrivare alla sua destra un
veicolo. Si rese subito conto che non si sarebbe fermato e che stava per
passare nonostante il rosso. Guardò avanti a se e si accorse che quella donna
che le camminava in contro a metà carreggiata, era intenta a conversare al
telefono, non era cosciente del rischio. Le fece un gesto con la mano e le urlò
di fermarsi. Quell’uomo sull’auto rossa vide la Bentley ferma, ma non ci pensò
due volte e si mise sulla corsia di destra, con l’intento di superarla. Non
aveva nemmeno lontanamente considerato il semaforo ne tantomeno il pericolo che
stava creando. A pochi metri dall’autovettura nera si accorse che lo sportello
si aprì e che due donne erano in mezzo alla strada. Tentò una frenata di
emergenza, ma la sua macchina non rispose al comando come lui aveva pensato. Il
rumore dei freni e quello delle ruote che tentavano di aggrapparsi all’asfalto,
fu come un allarme per tutti coloro che in quel momento stavano transitando
nello Zuccotti Park. La macchina rossa si mise di traverso e proseguì per oltre
cinquanta metri. La donna al telefono si accorse solo all’ultimo di essere
nella traiettoria dei quella vettura impazzita e l’unica cosa che poteva fare
era cercare di girarsi e gettarsi in
terra. Così fece, cercando di proteggere la pancia e suo figlio. L’auto andò a schiantarsi
contro un altro veicolo che sopraggiungeva dalla direzione opposta, ma la sua
corsa finì contro un palo della luce e un bidone della nettezza urbana. La
pattumiera schizzò impazzita contro Abbey che venne sbattuta con violenza sul
cofano di un’auto in sosta. Quando Gabriel si riprese dallo choc, si catapultò
sulla donna in stato interessante riversa in terra per sincerarsi delle sue
condizioni. Nel frattempo prese dalla tasca il telefonino e digitò con le mani
tremolanti il 911, il numero di emergenza sanitaria. Intorno alla scena
dell’incidente cominciavano ad arrivare molte persone curiose di sapere cosa
fosse successo. La donna supina sull’asfalto si aggrappò alla camicia di
Gabriel pregandolo di aiutarla e di salvare suo figlio. Il ragazzo la
rassicurò, cercò di consolarla e di tranquillizzarla. Gli chiese di avvertire
suo marito, ma Gabriel si accorse che il telefono cellulare della donna era andato
in terra e si era aperto in più pezzi. Cercò anche di guardarsi intorno per
vedere cosa fosse successo ai due automobilisti coinvolti nello scontro. L’uomo
alla guida della macchina rossa era immobile, non riusciva a vederlo bene in
volto, non riusciva a capire se poteva essere cosciente, ma non si muoveva.
L’altro, che aveva subito l’impatto, era coperto dall’airbag esploso. Girando
la testa ancora un po’, si accorse che la donna elegante con l’abito blu era in
terra pure lei. Un paio di persone erano però accorse in suo aiuto e la stavano
aiutando a rialzarsi. Quando dall’altro capo del telefono una voce maschile
rispose, Gabriel non sapeva da che parte cominciare per raccontare l’accaduto. Ma
mentre tentava di riferire tutto il più precisamente possibile, cercando di non
balbettare, la donna che aveva tra le braccia smise di lamentarsi e svenne. Per
fortuna in pochi minuti arrivarono sul posto i poliziotti e fecero allontanare
tutti gli estranei alla scena. Poco dopo arrivò anche la prima ambulanza e
scesero velocemente infermieri e medici, poi ancora un’altra e una terza. In un
quarto d’ora i quattro feriti erano sotto le mani dei sanitari. Gabriel si alzò
da terra e guardando la signora che aveva ripreso i sensi, tirò un sospiro di
sollievo. Quando un’infermiere gli si avvicinò per chiedergli come si sentiva,
lui pensò che fisicamente era apposto, ma che quella scena l’avrebbe di certo
sognata per parecchie notti. Ma fu invitato ad andare lo stesso al New York
Downtown Hospital. Salì sull’ambulanza e sdraiata supina sulla barella c’era
quella donna con l’abito blu. Gabriel notò subito la bellezza di quella
signora, raffinata e affascinante. Si mise a sedere sul sedile di fianco la lettiga
e cercando di distogliere lo sguardo da quel viso celestiale, le domandò come
stava. Abbey era dolorante, aveva preso una gran botta sul fianco sinistro ed
era stata spinta brutalmente contro un’auto. Probabilmente non aveva nulla di
rotto, ma numerosi ematomi agli arti superiori e inferiori. Si sentiva
frastornata ed era anche spaventata. Guardò il ragazzo seduto accanto a lei distrattamente,
aveva in testa solo il pensiero che avrebbe dovuto avvertire il prima possibile
la banca e magari anche sua cugina Sarah che poteva andarla a prendere in
ospedale. Gabriel vide lo sguardo perso nel vuoto e si rese conto dello stato
emotivo della donna. Le mise una mano sulla spalla e le disse il più
delicatamente possibile: “Mi dispiace, ho cercato di avvertirvi, ma non ho
fatto in tempo! Stia tranquilla, fra pochi minuti saremo in ospedale e andrà
tutto apposto.”
Continua...
(Se ti sei perso i capitoli precedenti di "La sua vita sulla Quinta" li puoi trovare qui!)
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