domenica 23 settembre 2012

La sua vita sulla "Quinta" (VI° par.)


Abbey era in strada e stava per attraversare le strisce pedonali quando vide arrivare alla sua destra un veicolo. Si rese subito conto che non si sarebbe fermato e che stava per passare nonostante il rosso. Guardò avanti a se e si accorse che quella donna che le camminava in contro a metà carreggiata, era intenta a conversare al telefono, non era cosciente del rischio. Le fece un gesto con la mano e le urlò di fermarsi. Quell’uomo sull’auto rossa vide la Bentley ferma, ma non ci pensò due volte e si mise sulla corsia di destra, con l’intento di superarla. Non aveva nemmeno lontanamente considerato il semaforo ne tantomeno il pericolo che stava creando. A pochi metri dall’autovettura nera si accorse che lo sportello si aprì e che due donne erano in mezzo alla strada. Tentò una frenata di emergenza, ma la sua macchina non rispose al comando come lui aveva pensato. Il rumore dei freni e quello delle ruote che tentavano di aggrapparsi all’asfalto, fu come un allarme per tutti coloro che in quel momento stavano transitando nello Zuccotti Park. La macchina rossa si mise di traverso e proseguì per oltre cinquanta metri. La donna al telefono si accorse solo all’ultimo di essere nella traiettoria dei quella vettura impazzita e l’unica cosa che poteva fare era cercare di girarsi  e gettarsi in terra. Così fece, cercando di proteggere la pancia e suo figlio. L’auto andò a schiantarsi contro un altro veicolo che sopraggiungeva dalla direzione opposta, ma la sua corsa finì contro un palo della luce e un bidone della nettezza urbana. La pattumiera schizzò impazzita contro Abbey che venne sbattuta con violenza sul cofano di un’auto in sosta. Quando Gabriel si riprese dallo choc, si catapultò sulla donna in stato interessante riversa in terra per sincerarsi delle sue condizioni. Nel frattempo prese dalla tasca il telefonino e digitò con le mani tremolanti il 911, il numero di emergenza sanitaria. Intorno alla scena dell’incidente cominciavano ad arrivare molte persone curiose di sapere cosa fosse successo. La donna supina sull’asfalto si aggrappò alla camicia di Gabriel pregandolo di aiutarla e di salvare suo figlio. Il ragazzo la rassicurò, cercò di consolarla e di tranquillizzarla. Gli chiese di avvertire suo marito, ma Gabriel si accorse che il telefono cellulare della donna era andato in terra e si era aperto in più pezzi. Cercò anche di guardarsi intorno per vedere cosa fosse successo ai due automobilisti coinvolti nello scontro. L’uomo alla guida della macchina rossa era immobile, non riusciva a vederlo bene in volto, non riusciva a capire se poteva essere cosciente, ma non si muoveva. L’altro, che aveva subito l’impatto, era coperto dall’airbag esploso. Girando la testa ancora un po’, si accorse che la donna elegante con l’abito blu era in terra pure lei. Un paio di persone erano però accorse in suo aiuto e la stavano aiutando a rialzarsi. Quando dall’altro capo del telefono una voce maschile rispose, Gabriel non sapeva da che parte cominciare per raccontare l’accaduto. Ma mentre tentava di riferire tutto il più precisamente possibile, cercando di non balbettare, la donna che aveva tra le braccia smise di lamentarsi e svenne. Per fortuna in pochi minuti arrivarono sul posto i poliziotti e fecero allontanare tutti gli estranei alla scena. Poco dopo arrivò anche la prima ambulanza e scesero velocemente infermieri e medici, poi ancora un’altra e una terza. In un quarto d’ora i quattro feriti erano sotto le mani dei sanitari. Gabriel si alzò da terra e guardando la signora che aveva ripreso i sensi, tirò un sospiro di sollievo. Quando un’infermiere gli si avvicinò per chiedergli come si sentiva, lui pensò che fisicamente era apposto, ma che quella scena l’avrebbe di certo sognata per parecchie notti. Ma fu invitato ad andare lo stesso al New York Downtown Hospital. Salì sull’ambulanza e sdraiata supina sulla barella c’era quella donna con l’abito blu. Gabriel notò subito la bellezza di quella signora, raffinata e affascinante. Si mise a sedere sul sedile di fianco la lettiga e cercando di distogliere lo sguardo da quel viso celestiale, le domandò come stava. Abbey era dolorante, aveva preso una gran botta sul fianco sinistro ed era stata spinta brutalmente contro un’auto. Probabilmente non aveva nulla di rotto, ma numerosi ematomi agli arti superiori e inferiori. Si sentiva frastornata ed era anche spaventata. Guardò il ragazzo seduto accanto a lei distrattamente, aveva in testa solo il pensiero che avrebbe dovuto avvertire il prima possibile la banca e magari anche sua cugina Sarah che poteva andarla a prendere in ospedale. Gabriel vide lo sguardo perso nel vuoto e si rese conto dello stato emotivo della donna. Le mise una mano sulla spalla e le disse il più delicatamente possibile: “Mi dispiace, ho cercato di avvertirvi, ma non ho fatto in tempo! Stia tranquilla, fra pochi minuti saremo in ospedale e andrà tutto apposto.”

Continua...



(Se ti sei perso i capitoli precedenti di "La sua vita sulla Quinta" li puoi trovare qui!)

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