martedì 4 settembre 2012

La sua vita sulla "Quinta" (IV° par.)


“Ma guarda chi si vede, ciao Gabriel!”. Assorto com’era nella lettura della pagina degli annunci di lavoro, quel bel ragazzo con i capelli neri e ricci non si era davvero reso conto di chi gli camminava intorno. Qualcuno al contrario, si era reso conto di lui. Samantha era una di quelle ragazze molto esuberanti che ridono continuamente e ammiccano sempre come se fossero ad un provino per soubrette. “Ciao bellezza, che ci fai da queste parti?”, Gabriel cercò di mettere in scena l’espressione più convincente, per nascondere il desiderio di fuggire. “Sto andando da un’amica che abita a Brooklyn, in realtà sono passata qui per caso. E il caso ha voluto che ci incontrassimo di nuovo dopo la tua pietosa ritirata di dieci giorni fa”, e questo era esattamente il motivo del suo disagio. “No Samantha, non mi sono ritirato, già te l’ho spiegato, ho avuto un problema!”, ma la sua espressione imbarazzata stava per tradire le parole. “Ma non ti sei fatto più sentire però e non mi dire che hai avuto da lavorare. Sei un gran bugiardo”. “Non dire così, non è vero. E poi son o arrivato da poco in città, devi capire la mia timidezza” e anche in questo caso mentì spudoratamente. “E va bene Gabriel, allora visto che mi devi un’uscita a cena e io sono molto gentile, stasera sono libera” e gli fece un occhiolino alla Marilyn Monroe. Il ragazzo rimase per qualche secondo senza parole, quella ragazza avrebbe convinto chiunque altro ad uscire con lei. Lui no, non era assolutamente attratto ne tantomeno interessato. Due settimane prima era successo che i due si trovassero ad una cena organizzata da Isaac nel suo appartamento in occasione del compleanno del coinquilino Sam. Lei conosceva già da molto tempo i due ragazzi, ma non aveva mai visto prima Gabriel. Gli aveva però messo gli occhi addosso praticamente l’istante successivo il suo ingresso nel soggiorno. Con quell’aria da misterioso, un fisico atletico, la battuta sempre pronta e un bel colorito olivastro, un vero latino, non passava di certo inosservato. E naturalmente la ragazza aveva cercato di attirare la sua attenzione. Dopo qualche bicchiere di vino bianco c’era riuscita e lui le aveva promesso una cena. Tre giorni dopo sarebbero dovuti andare al Liberty View, un ristorante che si affaccia sulla baia di New York e offre una vista strepitosa della statua della Libertà. Il dopo cena sarebbe stato piuttosto vivace se le cose fossero andate come sperava lei. Quella sera però con una scusa banale Gabriel non c’era andato. La verità è che si era completamente dimenticato e se non fosse stato per Isaac che quel pomeriggio scherzando, gli aveva chiesto se avesse voluto una cravatta per la sua uscita, beh lui non si sarebbe ricordato nemmeno il nome di quella procace signorina. “Va bene, stasera ci sarò, credimi voglio farmi perdonare!”, Samantha non voleva credere alle sue orecchie. Buttandogli le braccia al collo gli disse: “Perfetto, allora visto che non hai la macchina, ti passerò a prendere io. Venti in punto. Ciao Gabriel e fatti bello!”. “Ciao Samantha, a stasera”. Gabriel strabuzzò gli occhi e mentre la guardava uscire dal locale, dentro di se non riusciva a capire come aveva potuto accettare ancora quell’invito. Non era neppure ubriaco stavolta. Forse solo un po’ assonnato, la notte era stata troppo corta. Era andato a dormire alle tre dopo aver passato la serata a giocare a carte a casa sua con altri ragazzi suoi vicini di appartamento. Quando poi alle sei e mezza la sveglia era suonata impietosa, avrebbe voluto lanciarla dalla finestra. Adesso si stava incoraggiando con il pensiero che, per fortuna, la giornata sarebbe finita presto. Il signor Baker aveva altri due appuntamenti in mattinata e poi l’avrebbe lasciato libero. Gabriel aveva deciso che il programma per il pomeriggio includeva solo un lunghissimo sonno, fino all’ora dell’appuntamento almeno. Ed era arrivato il momento del prossimo incontro perché il signor Baker lo stava chiamando al cellulare. Erano passate quasi due ore e non se ne era neppure accorto! Rispose al cellulare, uscì rapidamente dalla caffetteria, prese l’auto parcheggiata poco distante e in poco tempo era sotto il palazzo dove aveva lasciato il suo principale. Lo attese qualche minuto e subito dopo ripartirono alla volta di Pearl Street dove il signor Baker aveva appuntamento con il suo avvocato. Alle dodici in punto invece era atteso alla Federal Reserve Bank. Un’ora e mezza più tardi, infine, l’avrebbe portato e lasciato al Trinity Place, dove sua moglie, la signora Anne, l’attendeva per il pranzo. Da lì in poi Gabriel sarebbe stato finalmente libero di tornarsene al suo letto. E questo dolce pensiero lo sollevava. 

Continua...


(Se ti sei perso i capitoli precedenti di "La sua vita sulla Quinta" li puoi trovare qui!)

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