Abbey rimase qualche secondo fissa
sulle scale, il ragazzo se ne era andato. Decise che doveva dimenticare quella
conversazione, quella persona e soprattutto quella giornata. Si avviò per la
seconda volta all’uscita a passo lento stavolta, aveva una brutta sensazione
addosso, tristezza mista a rabbia, si stava auto convincendo che doveva togliersi
dalla testa quelle parole. Ad ogni passo si sentiva però sempre più pesante e
senza forze. Mentre stava percorrendo il corridoio verso la porta, l’infermiera
che le aveva praticato la trasfusione la chiamò. Fermandosi disse a bassa voce
e con un accenno di seccatura “Che c’è di nuovo?” ma la donna non sentì.
“Signora Davis, aspetti! Volevo avvisarla che grazie al suo contributo siamo
riusciti a salvare la vita al signor Flinch, adesso verrà spostato in terapia
intensiva, ma il dottore ha detto che ci sono ottime probabilità che già domani
si svegli. Vuole fargli visita?”, Abbey rimase un paio di secondi a fissare
l’infermiera, poi: “No, la ringrazio, ma non conosco quell’uomo e non ci tengo
a farlo! Arrivederci”. E proseguì guadagnando finalmente l’uscita. Sua cugina
era lì ad aspettarla. Salì in auto e si fece riaccompagnare a casa. Durante il
tragitto le due donne non aprirono bocca, a Sarah era bastato guardare il volto
di Abbey per capire che non avrebbe dovuto fare domande, non era davvero il
caso di irritarla oltremisura. Ma prima di arrivare all’appartamento tra la
quinta e la sessantatreesima strada fu Abbey a rompere il silenzio: “Cosa pensi
di me Sarah?”, la donna al volante non poteva credere alle sue orecchie, ma
Abbey rincarò la dose: “Voglio dire, pensi che io sia una persona poco
interessante? Fredda? Odiosa?”. In mezzo al traffico di New York, per la prima
volta nella sua vita, quella donna tanto sicura di se, dirigente di una delle
più importanti banche d’America, laureata ad Harvard e appartenente ad una
delle famiglie più importanti della città, era in difficoltà ed era evidente. Sarah
capì subito che non stava scherzando e che voleva da lei una risposta chiara e
soprattutto voleva la verità. Non avrebbe mai voluto infierire in quel momento,
ma probabilmente era anche l’unica occasione per far capire a sua cugina cosa
pensava di lei. Altre volte le era capitato di esprimere pensieri velati da
battute spiritose e in situazioni tranquille, quella invece era una circostanza
anomala e difficile anche per lei. In silenzio Abbey stava aspettando una
risposta esauriente alla sua domanda. “Senti Abbey, io ti ho sempre detto che
sei una donna piena di grandi qualità, sei bella, intelligente e hai un posto
di prestigio. La gente ti stima e qualcuno magari ti invidia, ma devi ammettere
che molti ti temono, non è facile a volte mettersi sul tuo stesso piano. La
considerazione più interessante però è che sei anche giovane e non capisco perché
ti ostini a vivere come se fossi una suora di clausura. Anche questo te lo dico
spesso scherzando, ma lo penso davvero. No, non credo che tu sia fredda, ne
tanto meno odiosa, però sono altrettanto certa che saresti una donna molto intrigante
se ti facessi conoscere. Se ti aprissi un po’ al mondo, se lasciassi trapelare
qualcosa di te, se cominciassi ad uscire di casa e a conoscere gente,
divertirti, che ne so, magari anche a vestirti un po’ meno seriamente. Con questi
tailleur belli ed eleganti stai certamente bene, ma dimostri dieci anni più di
quelli che hai. Abbey, non ti sto criticando, credimi! Il modo in cui ognuno di
noi sceglie di vivere è rispettabile e non giudicabile, però se mi fai questa
domanda, mi viene il dubbio che forse non sei pienamente convinta della scelta
che hai fatto e allora voglio aggiungere che sei ancora in tempo per fare
qualsiasi cosa nella tua vita, qualsiasi. Con questo chiudo e non farò domande.
Prenditi questo pomeriggio di riposo obbligatorio per pensarci. Ti chiamo più
tardi, ok?”. “Va bene Sarah, grazie del passaggio!”. Abbey scese dall’auto e si
infilò velocemente nell’atrio del palazzo, appena arrivò in casa si fece una lunga
doccia e si mise con l’accappatoio sul divano, distesa ad osservare il panorama
assolato. Molti pensieri le riempivano la testa in quel momento, avrebbe voluto
allontanarli, ma sapeva benissimo che sarebbero tornati. Non sapeva come, ma
quell’incidente e quel ragazzo le avevano innescato un meccanismo pericoloso
dal quale non sarebbe uscita se non ragionando concretamente sul perché.
Continua...
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