Ultimo
chilometro. Lei è dietro la mia bicicletta, mi sta a ruota, manca poco. Dopo
quasi quattro ore di pedalate, la gara sta per finire e lo sprint finale non è
ancora perso. Un chilometro e tutte le fatiche di un’intera stagione saranno
finalmente finite, ma non posso arrendermi, no? Non posso mica non provarci.
Sono qui e sono convinta che uno spiraglio dovrà pur esserci, dovranno pur
avere un momento di debolezza e io dovrò riuscire a sfruttarlo bene. Si tratta
di sapere chi soffre di più, la differenza la fa il cuore, ci ripete spesso il
nostro allenatore. Ormai non sento più il sudore e quelle goccioline fastidiose
che scendono sugli occhi. I muscoli delle gambe sono talmente abituati
all’andamento che non avranno problemi a fare un ultimo sforzo. La mia bicicletta
è preparata a fare il suo dovere e quando ci sentiremo pronte attaccheremo. In
questi momenti tutti quelli che sono dietro non contano più, chi è davanti è
solo un ostacolo fra te e il traguardo. E quelle voci che arrivano nelle
orecchie come un ronzio sembrano voler dire qualcosa, ma non riesco a capire,
so solo che mi fa molto piacere sentirle. Da queste parti il calore e l’affetto
del pubblico si sente bene, anche quello di chi non mi tifa e non mi incita. Il
rumore della gente è sempre un suono meraviglioso, sono lì per noi e per vedere
chi la spunta.
Dalla storia di Monia Baccaille
(Per informazioni sul libro "Cosa abbiamo in Comune" contattateci tramite la pagina facebook che trovate alla sezione Pubblicazione oppure cliccando qui, o all'indirizzo E-mail: sabrina.bazzanti@gmail.com)
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