Gabriel passò il resto del tempo
con le braccia conserte seduto nella hall dell’ospedale, in attesa. Abbey
percorse tutto il corridoio, con una mano sul braccio a tamponare la vena
appena aperta. Il ragazzo si raddrizzò e con uno sguardo severo la osservava
camminare verso l’uscita. La donna aveva perfettamente capito che cosa
significava quell’occhiata, ma non era in vena di discussioni e sua cugina
Sarah probabilmente la stava già aspettando fuori. Gabriel invece aveva una
tale rabbia dentro che non poteva non dirle niente e quando le fu davanti si
sfogò: “Oltre ad una donna in fin di vita, con una bambina in grembo, c’è anche
un altro uomo che rischia di morire e se anche dovesse andargli bene, bè
rimarrà tutta la vita su una sedia a rotelle. Bruce è un uomo di trentasei anni
con una famiglia sulle spalle, una moglie e tre figlie che ora sono davanti
alla porta della sala operatoria pregando che Dio sia clemente. E tutto per
colpa di una persona che era al volante completamente ubriaco. Non meritava
altro che essere lasciato al suo destino. Se non mi sbaglio per colpa del
signor Flinch anche lei è stata travolta da un cassonetto e le è andata bene”.
Il tono era molto duro, Abbey si era fermata con lo sguardo fisso davanti a se,
alla porta di uscita, non lo guardava, ma ascoltava quelle parole quasi
impassibile e continuando a mantenere la calma rispose: “Ho fatto solo quello
che era giusto fare”, la risposta di Gabriel fu quasi furiosa: “Quello che era
giusto? Ma giusto cosa? È stato giusto non rispettare le regole della strada?
Guidare ubriaco? È stato giusto aver provocato questo incidente? Mettere in
pericolo di vita tre persone? Ma cosa mi viene a parlare di giustizia, se ci
fosse stata una giustizia quell’uomo sarebbe morto a quest’ora!”. La donna
cercò di respirare profondamente e di non farsi prendere dal nervosismo, si
girò lentamente a guardare il ragazzo e freddamente lo ammonì: “Lei non ha
fatto altro che dare giudizi, ma cosa ne sa della vita degli altri? Come si
permette di sputare sentenze? Chi è lei, Dio? Si arroga il diritto di decidere
della sorte delle persone, lei è di una presunzione assurda”. Ma il ragazzo non
si lasciò intimorire, anzi replicò alla donna quasi sbeffeggiandola: “Ah io
sarei presuntuoso? Ma si è vista allo specchio? Porta addosso un vestito che di
certo vale più di tutto il mio armadio! Una donna di classe, piena di soldi.
Lei e la sua vita sulla quinta. Che ne sa cosa c’è sulla strada”. “Lei è
arrogante e insolente, sta continuando a dare giudizi su persone che non
conosce e questo è quantomeno sconveniente. Non ho intenzione di darle
spiegazioni e soprattutto di continuare questa conversazione”. I due si
guardarono intensamente negli occhi per molti secondi senza dire nulla. Arrivò
un agente della polizia di New York a rompere il silenzio. “La signora Abbey
Davis e il signor Gabriel Ruiz? Dovete seguirmi per una deposizione riguardo
l’incidente. Se non avete nulla in contrario ci spostiamo nell’ufficio
dell’ispettore al primo piano. Seguitemi prego”. I due non dissero una parola,
Abbey annuì ed entrambi si misero dietro il poliziotto. Il colloquio durò poco
più di venti minuti, per tutto il tempo Abbey e Gabriel non si guardarono
nemmeno. Nello sguardo di Gabriel c’era ancora tutta la rabbia per l’ingiustizia
che aveva visto compiersi davanti ai suoi occhi. Abbey invece sembrava fredda a
distaccata, anche mentre parlava della dinamica dell’evento, era come se non ne
fosse coinvolta e questo faceva sentire il ragazzo ancora più frustrato. Alla fine
dell’interrogatorio i due uscirono dall’ufficio insieme. Gabriel non riuscì a
resistere e si rivolse alla donna con tutta la tranquillità che riuscì a
trovare: “Si è vero, lei ha ragione. Sono un impulsivo, uno che ragiona prima
con la pancia e poi con il cervello. Ed è anche vero che ho espresso giudizi
molto forti e drastici, non condivisibili. Ma sa che le dico? Nelle mie vene
scorre il sangue, sono una persona che guarda il cielo e vede l’azzurro, che si
alza la mattina con la voglia di vivere, di conoscere… di sentire. La sua
freddezza è disarmante, il suo distacco e la sua estrema lucidità mi fanno
paura. Lei mi fa tristezza”. Si girò in una frazione di secondo e prese le
scale lasciando Abbey immobile, con il viso tirato e gli occhi spalancati. Nessuno
prima di allora le aveva mai parlato in quel modo. Nessuno le aveva mai detto
quelle parole così taglienti e dure.
Continua...
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